0
Tommaso, giovane rampollo della salentina famiglia Cantone, proprietaria dell´omonimo pastificio, torna a casa da Roma (dove è, in teoria, studente di economia) per partecipare a una importante cena durante la quale si suggellerà l´accordo con un nuovo socio e si certificherà la successione nell´azienda. Il giovane vorrebbe approfittare della situazione per fare outing, dichiarando la sua omosessualità , ma un imprevisto lo obbligherà a rinunciare al suo piano e rimanere a Lecce per alcune settimane…
Ozpetek, dopo alcuni film in cui la seriosità tipica dei suoi temi si era unita a un intreccio poco incisivo se non addirittura inconcludente, vira all´improvviso e felicemente verso la commedia. L´usuale indagine sulle disgrazie dell´omosessualita´ e sul peso della famiglia nelle scelte individuali si unisce a una sceneggiatura brillante, colma di autoironia e battute fulminanti. Si ride molto, in questo film, di tutto cio´ che normalmente fa diventare rigidi i film di Ozpetek, cioe´ l´impossibilita´ di essere sinceri in un mondo che ti vuole ai margini, la capacita´ di scegliere una vita propria, la stessa diversita´ rispetto a una normalita´ vista, per una volta, con pieta´ anziche´ con cattiveria e sarcasmo. Si ride grazie a un cast di alto livello e quasi sempre ben diretto, unito su toni elevati tanto nei protagonisti (Nicole Grimaudo, bellissima e dallo sguardo triste, Riccardo Scamarcio, definitivamente sdoganato, perfino Alessandro Preziosi, imbambolato ma con stile) quanto, soprattutto, nei ‘comprimari´ (e qui l´applauso va in primis a Lunetta Savino, madre inquieta e apprensiva e a Ilaria Occhini). Ci si gode appieno una colonna sonora finalmente gioiosa e irrequieta, grazie a una splendida canzone di Nina Zilli, rivelazione della giovane musica italiana, e alcune scene esilaranti in cui finalmente Ozpetek sdogana la possibilità di sorridere anche degli stereotipi dell´omosessualità (la scena al mare con gli amici romani, per esempio, è di tamarra autoreferenzialità , appena un gradino al di sotto del becero) e sa costruire campi e controcampi sul filo del rasoio dell´ovvietà (è oil caso della scena in cui Scamarcio e la Grimaudo consumano una cena a base di tramezzini con Patty Pravo in sottofondo che canta “Pensiero stupendo”).
Il regista romano non riesce a mantenere del tutto la gioiosa distanza da una materia tanto turgida: infarcisce il finale di una tragedia fuori luogo che rischia di rovinare il tono di tutto il film, inserisce come corpo estraneo (inutilmente ripreso nel ballo finale) la vicenda della nonna giovane, costretta a sposare per convenzione sociale il fratello del suo vero amore fino a tentare il sucidio/omicidio passionale, e rende vagamente stereotipata, anche perchè non sufficientemente approfondita, la rabbia della figlia del socio.
Ma si ride lo stesso, o almeno si sorride, senza retorica e senza piagnistei. E´ già una gran bellezza tutto questo, nel cinema di Ozpetek e, più in generale, nel cinema italiano.


