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Genitori & figli

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 23-02-2010

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genitori figli Genitori & figliIl rapporto fra genitori e figli visto attraverso un tema scritto in classe da Nina, quindicenne in cerca della “prima volta”: ci sono un padre immaturo e una madre nevrotica ormai separati, un fratellino razzista che odia neri e rom, una nonna ex-bad girl ora all´ospedale, le compagne di scuola più scafate, il figlio del prof. di italiano che nuota nella piscina delle orche e un fidanzatino con cui provare a costruire qualcosa di bello…

La capacità  di Giovanni Veronesi di sprecare cast talentuosi e idee interessanti è innegabile e ormai non fa più notizia. Questo suo ultimo film non fa eccezione, purtroppo: avere in una stessa pellicola Placido, la Buy, Orlando, la Littizzetto e Piera Degli Esposti (con partecipazioni di Rubini, Max Tortora, Elena Sofia Ricci e Valeria Solarino) e riuscire a costruire un pastrocchio da impiastri è quasi da codice penale!
Per un regista che ha nel suo curriculum “opere” quali Manuale d’amore (1 e 2), Italians e Streghe verso nord, questo Genitori & figli è un netto miglioramento sulla strada della consapevolezza di cosa sia la professione che ha scelto. Ma non basta, ahinoi!
Non si capisce se l´intento sia puramente alimentare (cioè: Filmauro mi ha dato i soldi, facciamo pure questo film e poi pensiamo ad altro) oppure tenti di costruire un bozzetto di satira sociale. Nel primo caso, la commedia stenta a decollare e presenta troppi momenti di riflessione(e perfino qualche situazione da fazzoletto); nel secondo caso, siamo dalle parti della cialtroneria più insolente. Si introduce un tema scottante quale il razzismo e lo si lascia lì, a soffriggere, senza approfondirlo; anzi: quando si tenta una risoluzione in sceneggiatura, si assiste alla squallida riproposizione dei beceri e ricorrenti slogan contro i rom. I due genitori separati “devono”, per contratto, essere perennemente sopra le righe ed esagitati, così come il professore di italiano e la moglie; il messaggio che passa, quindi, è da un lato che i figli sono molto più saggi e interessanti dei genitori (possiamo anche essere d´accordo su questo, peccato che la gioventù che ci viene proposta esiste solo nei sogni degli sceneggiatori o degli ambienti radical-chic da loro frequentati); dall´altro lato, che una nonna giocatrice di poker, cattiva, egoista e mascalzona tutto sommato è anche una saggia, esperta, e povera vecchietta da perdonare e compatire e da cui si possono ricevere belle lezioni di vita: anche in questo caso, possiamo pure concordare, ma è il buonismo logorroico che pervade il progetto a rendercelo indigesto.
La prova degli attori, in evidente imbarazzo in molte scene ma comunque dignitosi, e una sceneggiatura che qua e là  strappa una risata (forse la presenza di Ugo Chiti ogni tanto si è fatta sentire) fanno uscire dal cinema moderatamente arrabbiati e non del tutto furibondi. Ma di vedere simili pagliacceschi cloni dei maestri della commedia all´italiana, tronfi dei loro campioni d´incassi e figliocci bastardi di tanti padri nobili, si può fare a meno, davvero.

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