Che fine hanno fatto i Morgan?
Meryl e Paul Morgan sono una coppia di newyorkesi di successo, lei agente immobiliare, lui avvocato; sono due persone dai mille appuntamenti, dipendenti dai rispettivi assistenti personali, hanno perlomeno due cellulari a testa. Da tre mesi circa però si sono separati perché lui ha tradito lei, e quindi ora vive in albergo e la tempesta di messaggi sulla segreteria telefonica.
Una volta che finalmente Paul riesce a convincere Meryl a concedergli una cena per parlare, sulla via del ritorno i Morgan assistono a un omicidio e, quel che è peggio, vedono l’assassino e ne sono visti. Dopo aver constatato che il killer è abilissimo a scovare i due coniugi ed è deciso a eliminarli, la polizia si trova costretta a mettere i Morgan nel programma di protezione testimoni. Questo significa spedirli, in una prima fase insieme, nonostante la loro separazione, lontano da New York in un posto sperduto e difficilmente rintracciabile. Ovviamente i due newyorchesi doc non sono al colmo della felicità all’idea di lasciare appuntamenti, cellulari e frenesia cittadina.
Tuttavia il loro soggiorno forzato nel Wyoming, sotto la tutela di Clay Wheeler e di sua moglie Emma sarà un’occasione per Meryl e Paul per rimettersi a confronto e riprendere a comunicare.
Finisce il film e uno si dice: io questa storia l’ho già vista un milione di volte…cosa c’è di nuovo? In pratica nulla, infatti. Da cosa la crisi dei Morgan? Da un tradimento di lui. Da cosa derivava il tradimento di lui? Dallo stress di tentare di avere un figlio che non arrivava, sesso a comando, ormoni ecc ecc. Che novità! I due personaggi principali, interpretati da Hugh Grant e Sarah Jessica Parker, appaiono sbiaditi, poco convincenti, persino melensi sul finale. Risultano a questo punto più interessanti i comprimari, sebbene anch’essi parzialmente stereotipati. Clay ed Emma sono la coppia più matura e navigata che dà ai Morgan un esempio, pur senza fare troppi discorsi; ma impegnandosi invece a mungere mucche, spaccare legna, cacciare e a vivere il matrimonio con i suoi alti e bassi. Ma anche il contrasto fra i due modi di vita cittadino e campagnolo, che tenderebbe a creare comicità funziona fino a un certo punto, essendo anch’esso intriso di stereotipi. Alcune scene divertenti non mancano (c’è ad esempio un confronto fra Paul e un grizzly poco amichevole) e per le fan di Hugh Grant può comunque valere la pena di dare un’occhiata, ma nel complesso il film è senza infamia né lode. Piacevole la colonna sonora (tra le canzoni “We can work it out” di Stevie Wonder), i cui testi sembrano spesso essere più significativi dei dialoghi della sceneggiatura.
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