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Berlinale 60 – Film da Festival

Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2010, Cinema | Posted on 17-02-2010

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shekarchi Berlinale 60   Film da FestivalGli aficionados festivalieri sanno bene che la maggior parte dei film che vedono non arrivera’ mai sugli schermi italiani. Questo sia per oggettivi problemi distributivi (aggravati in Italia dal fatto che il numero di sale non cineplex sta praticamente scomparendo), sia perche’ molte delle pellicole presentate rientrano nella speciale categoria dei “film da festival”, ovvero lavori che hanno un senso durante una manifestazione (e a volte ricevono pure dei premi), ma sono difficilmente digeribili in un contesto normale.
Due di questi film sono stati presentati ieri in Concorso. Si tratta del turco Bal e dell’iraniano Shekarchi.

Il primo narra il rapporto speciale di un bambino con il proprio padre, apicoltore in un villaggio sperduto fra i monti. Quando questi e’ obbligato a spostarsi altrove per un certo periodo, per cercare nuovi alveari, il bimbo sceglie di non spiccicare piu’ parola, anche perche’ quando parla scopre, con sua enorme vergogna, di essere balbuziente. Girato con interminabili piani-sequenza, in una natura bellissima ma sempre scura fino a sembrare ostile, il film si prolunga oltremodo sulla vita rurale delle campagne, fatta di solidarieta’ femminile, preparazioni culinarie, lavori umili e difficili. Una pellicola di enorme sensibilita’ e delicatezza, cui gli interpreti donano volti e gesti antichi, ma dalla dubbia presa sul pubblico. Qui a Berlino lo danno in molti per favorito, noi ci asteniamo proprio in virtu’ del suo inserimento nella categoria sopra spiegata. Di certo gli dona la purezza dello sguardo, ma ci sembra che il regista si innamori un po’ troppo delle inquadrature che sa trovare, finendo per creare un film freddo e volte fine a se stesso.
Il secondo film vorrebbe invece essere una parabola morale contro la violenza, ed e’ certo interessante il fatto che, pur prodotto in Germania, si svolga in un paese come l’Iran, martoriato da problematiche sociali mai devastanti come in questi ultimi mesi. La vicenda narrata riguarda un padre dai trascorsi poco chiari, cui vengono uccise moglie e figlia durante una sparatoria in una manifestazione; non si sa di chi e’ la colpa, se della polizia o dei manifestanti, ma lui quasi impazzisce e, dopo essersi scontrato con l’ottusita’ della burocrazia, prende il suo fucile da caccia, sale su una collina e uccide due poliziotti a caso. Da qui nasce un inseguimento durante il quale l’uomo viene catturato da una pattuglia, che lo porta in un casolare abbandonato: uno dei due poliziotti vorrebbe vendicarsi dell’assassinio dei compagni, l’altro, invece, cerca di vederlo come un essere umano che ha sbagliato.
E’ interessante notare come ogni colpo di fucile che noi udiamo sparare durante il film centra il bersaglio sbagliato; o quantomeno, una persona che passava di li’ quasi per caso, e che non ha fatto nulla per venire colpita. E’ questo il messaggio forte che giunge dal lavoro di Rafi Pitts, figlio di una famiglia scappata da Teheran durante la rivoluzione khomeinista del 1978: la violenza, da dovunque provenga e per qualunque ragione (anche la piu’ nobile) e’ in ogni caso un errore. L’uso di insopportabili camere fisse, la ripetitivita’ dei concetti espressi, una certa macchinosita’ dell’intreccio (che si dilunga su particolari insignificanti ma si dimentica di spiegarci alcune situazioni-chiave) nuocciono al valore del film; anch’esso, comunque, e’ in ottima posizione nella speciale classifica dei critici sui possibili vincitori.
A completare la giornata, fuori concorso ecco l’americano Please give, della regista Nicole Holofcener. Si tratta di una divertente ma innocua commedia in cui una madre, devastata dai sensi di colpa per la sua ricchezza, sceglie di portare aiuto economico a barboni e poveracci, salvo poi dimenticarsi le esigenze materiali della figlia; il tutto mentre spera che la vicina di casa 91enne, accudita dalle nipoti, muoia in fretta per acquistare il suo appartamento ed allargare il proprio. L’interpretazione della sempre ottima Catherine Keener e’ un punto di forza del film, cosi’ come la messa in campo di due bellezze agli antipodi come Rebecca Hall e Amanda Peet. Il tutto e’ pero’ condito con una salsa da commediola statunitense gia’ vista altre volte, che si dimentica in fretta non appena si esce dalla sala.

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