Berlinale 60 – La meravigliosa leggerezza di un film
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Berlino 2010, Cinema | Posted on 16-02-2010
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Anzi, di tre film, che in tre sezioni diverse hanno la stessa capacità¡ di far ridere analoga a quelle persone che ci risultano tanto simpaiche quando scherzano perché hanno il dono dell´autoironia.
Si tratta di A somewhat gentle man, in concorso, Au revoir Taipei, nella sezione Forum, e Frauenzimmer, nella sempre interessante Perspective Deutsche Kino.
Ci voleva un norvegese, per portare un po´ di verve in un concorso altrimenti un po´ fiacco. La commedia drammatica di Hans Petter Moland, infatti, funziona davvero, non cala mai di tono e tiene fino alla fine, senza mai uno sbadiglio, il che non é cosa da poco.
Ulrik esce di prigione dopo dodici anni, e ad aspettarlo trova le uniche persone che gli siano davvero vicine, dato che con la famiglia ha rapporti diciamo occasionali, Jansen, una sorta di boss di quartiere, e il suo scagnozzo Rolf. Gradualmente Ulrik ricomincia a vivere, ma prima deve, e sottolineo deve, vendicarsi dell´uomo che l´ha mandato in prigione. Il film si regge quasi completamente sulla sceneggiatura, scritta egregiamente da Kim Fupz Aakeson con un ironia irriverente ma delicata, e il regista é bravo a seguirne la traccia ed esaltarne il gusto.
Questo é quello che cerchiamo in un buon film senza la pretesa di voler a tutti i costi, e soprattutto a costo della godibilità¡ e della leggerezza, diventare un capolavoro.
In Au revoir Taipei Arvin Chan, un giovane regista taiwanese ma cresciuto in California, già¡ vincitore dell´Orso per il miglior cortometraggio rielabora la città¡ in cui ha scelto di tornare e ne fa emergere l´anima e l´atmosfera, in una commedia romantica che va oltre il manuale di comicità¡. Gangster da strapazzo, soap opera taiwanesi (interamente girate per il film, ma che riuscirebbero a ingannare anche la casalinga piຠfanatica di programmi televisivi) e ragazzini un po´ imbranati che si cacciano nei guai: nel film si mischiano tanti generi, e ognuno viene reinterpretato con ironia.
Speriamo che un nome come quello di Wim Wenders, produttore esecutivo, sia valido come biglietto per l´Italia.
Un documentario sul sesso non é una novità¡. Ma un documentario sul sesso come scelta sà. E un documentario sul sesso come scelta superati i cinquanta, allora? Perché questo é Frauenzimmer: un viaggio nelle camere da letto di tre donne che quando hanno visto i primi capelli bianchi hanno deciso da cambiare mestiere, e diventare prostitute, cosà come altre donne decidono di dedicarsi ai nipoti. Non che loro non continuino a farlo, sia chiaro: queste Bocca di Rosa mature ci si dedicano eccome, cosà come puliscono la casa e si prendono cura di mariti e fidanzati. Cercando sempre, perà³, di avere del tempo per sé, per pensare, un po´ piຠdi quanto non facessero prima, ai propri desideri e alla propria sessualità¡. Sarebbero quasi da prendere come modelli…


