Berlinale 60 - Exit through the gift shop
Il documentario di Banksy, street artist inglese ormai famoso in tutto il mondo, su uno sconosciuto che voleva fare un documentario su di lui é un archivio dell´arte piú contemporanea che ci sia, ma presto si trasforma, anche, in una riflessione sul mercato e sul valore, nonché sulla valutazione, dell´arte.
Street Art é impatto, colpisce l´immaginario con soggetti semplici ma evocativi, riprendendo tutta la pop art. E Banksy é il mago del sensazionale, come ben vede nel documentario chi giá non lo sapeva. Cosí ha creato sensazione anche intorno al suo primo film, annullando la conferenza stampa qui a Berlino perché non vuole farsi vedere, e mandando di rimpiazzo un videomessaggio misterioso e divertente. E ha centrato in pieno l´obiettivo: il film era giá un evento prima ancora di essere visto, pur senza che vi reciti nessuna star di Hollywood, anche se qualcuna compare ma di piú non si puó dire, altrimenti si rovina la sorpresa.
Le voci sul film si sono rincorse da mesi, Sundance compreso, e non potevano non sbarcare anche sotto il cielo, assolato per un giorno, di Berlino. Chi é davvero Thierry Guetta, il maniaco della telecamera che é arrivato fino a Banksy? É un personaggio? È reale? È lo stesso artista? Per il momento non é dato saperlo. Si puó soltanto speculare. E si puó guardare il documentario, che ha ritmo e colpi di scena come un film d´azione, e dei migliori, personaggi decisamente interessanti e un soggetto da Oscar (l´orso d´oro peró non puó vincerlo, perché é fuori concorso).
E se il film é bello e avvincente per chi é giá interessato al tema, tanto da portare davvero, come si é augurato Banksy nel suo videomessaggio, tanti ragazzini a prendere in mano una bomboletta, come fu con Karate Kid e le arti marziali, il suo valore va al di lá di una celebrazione di una forma d´arte che ormai é onnipresente nelle nostre cittá. La piega che prende nella seconda parte, con l´evoluzione di Guetta, che come viene detto nel film, assume un´importanza livello sociologico, quasi, é davvero un´ottima occasione per fermarsi e interrogarsi sulla mutazione dell´arte in macchina per soldi. Mutazione da cui il cinema non é immune.
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