Berlinale 60 – Corsa e violenza
Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2010, Cinema | Posted on 16-02-2010
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Immagini shock e storie vere, nel Concorso della Berlinale, tutte insieme in una stessa giornata. Tanto per dimenticare le sdolcinatezze di un S.Valentino gelido, e riportarci subito davanti alla cruda realta’. Il tutto mentre il ghiaccio aggredisce come una morsa i marciapiedi, inopinatamente non liberati e quindi assai scivolosi (e di cadute ne abbiamo viste parecchie, alcune assai comiche…)
L’austriaco Der rauber, del quasi esordiente Benjamin Heisenberg, racconta la storia vera di Johann Rettenberger, un ladro di banche con la passione per la maratona (o, significativamente, viceversa…) che, appena uscito di galera, torna a commettere rapine pur partecipando a importanti gare di resistenza (vince addirittura la Maratona di Vienna nella categoria dei non professionisti). Il suo accanimento nel cercare l’impresa, nell’allenamento quotidiano e nella volonta’ di superare ogni limite lo porta a rinunciare al goffo aiuto del direttore del carcere e all’amore di Erika, impiegata all’ufficio di collocamento, e lo costringe a un ostinato silenzio e a comportamenti duri e scostanti, fino alla inevitabile tragedia. Il film si dipana con forza nella prima parte, rapido negli scatti e cupo come il cielo perennemente plumbeo sotto cui il ladro agisce; la seconda parte, poi, si perde in una realta’ forzatamente mostrata fino a un inseguimento da telefilm poliziesco, per poi ritrovare forza in un finale telefonato ma ugualmente emozionante. Da sottolineare l’interpretazione sotto le righe degli attori, fatta di sguardi sottili e parole rubate a una vita che sembra segnata in partenza. Non ci stupiremmo se venisse preso in considerazione per qualche premio.
Ecco poi Caterpillar, del giapponese Koji Wakamatsu, atteso dopo che nel 2008, con il fluviale United Red Army, aveva impressionato qui a Berlino con la narrazione dell’epopea dei terroristi rossi giapponesi. La vicenda dell’eroe di guerra Kurokawa, tornato dal fronte della II Guerra Mondiale al paesello di origine ridotto una larva umana (senza braccia e gambe, sordomuto e con meta’ volto devastato dalle fiamme), e’ il pretesto per un crudissimo apologo antimilitarista, in cui la retorica del regime, fatta di annunci radio, marcette militari e poesie patriottiche, si scontra con la disperazione della moglie, costretta a convivere con un eroe cui sono rimasti solo impulsi animaleschi; via via che il racconto si snoda, anche l’ufficiale si rende conto della stoltezza di una guerra senza speranza, fino al tracollo finale dopo lo sganciamento delle 2 bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Le immagini volutamente sovraesposte, gli incubi del protagonista (il cui eroismo cozza con la sua violenza di fondo e con gli stupri cui si e’ lasciato andare durante la guerra contro la Cina), il macchiettismo dei personaggi (lo scemo del villaggio, il sindaco patriota, i pii coltivatori di riso) rende il film una parabola curiosa e scioccante; ci manca, forse, una scintilla di verita’ in un insieme piu’ manierato che sincero. Si esce dalla sala in silenzio, dopo immagini che prendono lo stomaco dello spettatore, eppure non si puo’ non pensare che il regista ci marci troppo. E noi, scafati cinefili occidentali, siamo difficili da prendere in giro.
Poche parole poi per la commedia americana Father of invention, presentata nella sezione Panorama. Il destino di un inventore americano che si promuove con convention e telemarketing, finito in prigione dopo che un suo prodotto ha tranciato le dita di centinaia di acquirenti poco accorti, si intreccia alla sua relazione con ex-moglie (una sciroccata pseudo-cantante di rock melodico) e figlia (impegnata nel sociale). Il tutto in un melenso deja vu con lieto fine, che spreca un cast di tutto rispetto in cui sono presenti Kevin Spacey, Heather Graham, la deliziosa Camilla Belle e la rediviva Virginia Madsen.
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