Auf die plaetze, fertig, los!
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Cinema | Posted on 12-02-2010
Tag:60-berlinale, apart-together, Berlinale, Berlino
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La sessantesima berlinale e` cominciata, anche se il sipario-evento verra´ aperto solo domani, alla serata di gala, con la proiezione di Metropolis sulla porta di Brandeburgo. Ed e` cominciata alla grande, con un film di apertura che fa benissimo sperare per i prossimi giorni.
Classe, sentimento e intelligenza mostra Wang Quanan nel suo Apart Together. Un veterano del KMT torna in Cina dopo aver vissuto per decenni a Taiwan in seguito alla ritirata del partito sull´isola nel 1949. In una Shanghai cambiata, e tuttora in continua evoluzione, l´uomo ritrova la donna amata, e con lei la sua nuova famiglia. Sospesi tra presente e passato, rimpianti e progetti, i due si trovano ad affrontare le solite incomprensioni con i figli, e scelte molto difficili.
Il film coinvolge e commuove ma dignitosamente, con un certo distacco, anche grazie alla bravura degli attori che danno vita a personaggi cosi` distanti da noi, ma in cui comunque non e` difficile immedesimarsi. La regia, poi, suggerisce con un paio di scene evocative, come quella in cui i due vecchi vanno a vedere l´appartamento in costruzione come due giovani sposini, per poi tornare nell´hotel dove si amarono per la prima volta, che la storia di questi due amanti ormai in la` con gli anni non e´ assolutamente confinata alla vicenda storica. Per questo la figura della nipote della donna e` cosi` importante. La sua presenza riporta in maniera esplicita l´attenzione dello spettatore su quanto di piu` profondo c´e`sotto la trama: la storia di una separazione, e di un vissuto che si condensa in sentimenti come gratitudine o senso di colpa, che non permettono di tornare indietro. E se questo valeva in un paese diviso sotto l´apparente omogeneita`, continua a valere nel nostro mondo globalizzato, dove tocca partire per lavoro o per studio.
Non tema, pero`, lo spettatore che, data la pesantezza dell´argomento trattato, il film risulti indigesto. Al contrario, tra pasti conviviali e qualche bicchiere di vino di riso in piu`, Wang Quanan, soprattutto nella seconda parte del film dopo averci preso la mano, risolve le situazioni in maniera leggera, facendo sorridere, anche se con una certa amarezza.
Unica pecca, la macchina a mano, inizialmente troppo presente, come nella scena dei preparativi. Anche qui, il regista corregge il tiro durante il film, allontanandosi leggermente dai suoi attori e dalla scena per ridurre il sentimentalismo in eccesso e lasciare che sia la sua storia a parlare. Ottima scelta.


