05. Febbraio 2010

An Education

Momento idilliaco tra Jenny e DavidJenny, simpatico musetto londinese e un hobby per il violoncello, si trova in quella fase dell’età in cui deve scegliere se seguire i saggi, sicuri consigli parentali sul suo futuro o se lasciarsi andare alle pulsioni della pubescenza incalzante. Jenny si trova anche in quella fase del Ventesimo secolo – leggi inizio degli anni Sessanta – in cui da una brava ragazza ci si aspetta che scelga la scuola adatta per prepararsi ad un giusto matrimonio, mentre le brave ragazze sognano una vita sofisticata, ascoltano dischi di Juliette Greco e non rivolgono domande pedanti perché, secondo i dettami dell’esistenzialismo, si finirebbe per essere etichettati come borghesi. Figurarsi quanto ci mette la nostra donzella ad innamorarsi di David, trentacinquenne uomo di mondo che gode di buona cultura e buone frequentazioni, forse vive di piccole truffe con il losco compare ma chi se ne importa: il bellimbusto è talmente affascinante da aggirare le difese dei genitori ed entrare nelle loro grazie, da convincere la giovane a consacrargli la prima volta sulla via per Parigi e a lasciare la scuola pur di sposarlo, scontrandosi perfino con le autorità scolastiche. Finché Jenny non scopre chi è veramente l’uomo con cui voleva condividere la vita, e così…

Dopo essere stato uno degli scrittori più letti e legati a doppio filo con il cinema dell’ultimo ventennio, dopo averci ricordato che si possono anche riempire pagine e pagine (e fare un film) su una quisquilia come l’amore per il calcio e ridurre l’amore per una (tante) donna(e) ad una top ten, ora, con una mossa che il giovane Holden, che non amava il cinema e non capiva perché il fratello volesse diventare sceneggiatore, non avrebbe compreso – e qui salutiamo il suo autore che proprio in questi giorni ha deciso di lasciarci certamente ancora più soli –, Nick Hornby decide di saltare dall’altra parte della barricata e scriversi da sé la sua prima sceneggiatura. Gaudio e visibilio, grandi aspettative, quasi da mettere in ombra il fatto che la storia non è materiale originale dello scrittore, che in realtà ha tratto da un saggio autobiografico della giornalista Lynn Barber, e che, dopo la defezione della regista Beeban Kidron (forse non convinta proprio dallo script), è stata diretta dalla danese Lone Scherfig, di cui qui in Italia si conosce solamente Italiano per principianti uscito nel 2000.

Come non poter convenire con quel detto meneghino che, trasposto nella nostra lingua patria, più o meno suona così: pasticciere, fa’ il tuo mestiere? Caro vecchio Nick, eri già uno scrittore affermato e di grido… ma avevi proprio bisogno di far vedere anche quanto bravo sei nel diversificare il tuo talento? Beh, perché proprio non ci sei riuscito. A partire da una storia che uccide le sue stesse premesse e che si pone come un’opera postsessantottina. Ma non nel senso che probabilmente intendeva il suo autore, quanto piuttosto per il semplice fatto che uccide lo spirito di tutto ciò che ha rappresentato la controcultura e il Sessantotto (e che Jenny sembra inizialmente prefigurare) ed è ancora, e ciò viene detto non per incensare la pellicola, anzi, lo specchio di quella tetra gioventù senza ideali che oggigiorno imperversa nelle nostre strade. Perché quando Jenny, stretta dall’oppressivo mondo degli adulti, afferma che le devono dare altre motivazioni per studiare al di là della pedissequa ragione impiegatizia, è perfettamente nel giusto. Peccato che poi rinneghi i suoi stessi principi quando decide di rientrare nel cerchio e seguire la via tracciata per lei da un padre (Alfred Molina) talmente bonario nella sua burbera misantropia da risultare un’autentica macchietta. Né giova la scelta di far recitare la parte del seduttore a Peter Sarsgaard che, sarà anche una questione personale, ma, con quella sua faccia da carognetta, tutto può essere tranne che un principe azzurro e che qui, sia detto tra noi, lo ritroviamo esattamente nel ruolo che ormai gli abbiamo visto fare in molti altri film. Rimane la bella sorpresa della protagonista Carey Mulligan, un misto tra la giovane Audrey Hepburn e la mingherlina Anne Hathaway, vera rivelazione premiata con una nominaton ai Golden Globe (poi non acciuffata) e una promettente candidatura ai prossimi Oscar. Comunque vada, pare che la piccola non abbia bisogno di questi riconoscimenti: dopo Nemico pubblico e Brothers, l’attrice è gia nel sequel di Wall Street di Oliver Stone.

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