Tetro - Segreti di famiglia
Bennie un ragazzo quasi diciottenne arriva a Buenos Aires a trovare il fratello Angelo, un ex scrittore fallito che non vede da anni, reduce da un internamento in manicomio e con un rapporto non facile nè con la compagna nè, tantomeno, con la famiglia d’origine. Nell’appartamento verrà rinvenuto un testo incompleto scritto per il teatro che permetterà di fare luce sul legame fra i due e il loro passato.
Presentata con buon successo alla Quinzaine dello scorso Festival di Cannes ma praticamente mai apparsa sul mercato italiano (ed è triste pensare che un nome come Coppola abbia così poco appeal agli occhi dei dsitributori), Tetro - segreti di famiglia sarebbe una pellicola autobiografica. Autobiografica, almeno a detta dello stesso regista che molto ha insistito sull’argomento: ma, se è lecito dubitare anche dei grandi, il genere di appartenenza è semmai quello psicologico mescolato al melodramma che si sviluppa fra realtà come interni di famiglia e flash-back i quali vengono in aiuto a decrittare il senso profondo (e nascosto) delle scene che rappresentano il tempo presente.
SEGRETI DI FAMIGLIA è un’opera coraggiosa, un puzzle, giocata su diversi piani temporali, l’uno complementare all’altro ove realtà e immaginazione sembrano scambiarsi continuamente di posto accompagnate da un sentore di mistero che si insinua fra le pieghe della sceneggiatura. Viaggio della coscienza lucido e razionale al punto che raramente traspaiono sentimenti, viaggio compiuto adottando la chiave del melodramma illuminato da una splendida fotografia in bianco e nero (uno dei punti di forza del film e sua qualità distintiva) l’unica ad offrire sfumature alle varie situazioni che si susseguono nel soggetto firmato – come del resto la sceneggiatura - dallo stesso regista. Melodramma che non risparmia situazioni bizzarre o comiche come le prove degli spettacoli di teatro e soprattutto i personaggi comici ed esuberanti scritti dal fratello di Bennie che hanno almeno il pregio di ravvivare e sollevare il tono di un copione altrimenti a rischio di risultare deprimente.
E’ l’andamento del copione a rendere il film più godibile rispetto alla mera cronaca di un ‘interno familiare, nell’alternarsi di tempo presente e tempo del ricordo nella quale c’è spazio per i sogni/incubi che si agitano nella coscienza di Angelo. Ne risulta forse la pellicola più personale di questo cineasta, qua e là ingenua ed anarchica ma sempre sostenuta da un senso potente della visione e della messa in scena (basti pensare alla doppia sequenza di incidenti che occorrono ad Angelo e Bennie). Alla fine sembra quasi di trovarsi di fronte, più che a un film, al capitolo di un libro di psicoanalisi, con un effetto di spiazzamento che probabilmente non ha riguardato solo chi scrive. Siamo davanti ad un esperimento cinematografico che non fa sconti nel senso della fruibilità, puntando quasi direttamente (e volutamente) al cineclub più che al pubblico indistinto. Rischioso, e qualche intoppo si avverte: ma un regista che ha scritto pagine di storia del cinema capace di ripartire compiendo un percorso nella coscienza e nella memoria fatto di immaginazione, ricordi e sogni facilmente confondibili con gli incubi, disposto a rischiare il narcisismo e la caduta di stile quasi fosse il primo debuttante, merita rispetto.
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