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Avatar

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 23-01-2010

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avatar AvatarIn un futuro imprecisato, gli uomini sbarcheranno su Pandora, un pianeta lussureggiante con flora e fauna simile alle nostre ma un´atmosfera tossica. Nelle sue viscere, c´è un minerale preziosissimo per una Terra in cui le fonti di energia sono state ridotte ai minimi termini da una catastrofe ecologica. Il marine Jake Sully, costretto su una sedia a rotelle, deve convincere una tribù indigena, i Na´Vi, a lasciare il loro territorio perché nel sottosuolo la concentrazione di minerale è altissima: per far ciò, viene creato un “avatar”, una riproduzione umana a forma di Na´Vi (che sono antropomorfi ma alti 3 metri e bluastri) guidata con il pensiero dall´uomo in stato di trance. La spedizione di Sully si scontra però con le ricerche scientifiche di un gruppo di studiosi e con gli usi e i costumi dei Na´Vi, profondamente ancorati alla memoria del loro territorio…

C´è poco da dire su Avatar, il film che dovrebbe mutare per sempre la visione cinematografica (e che invece, molto probabilmente, non è altro che un gradino, seppur fondamentale, verso una fruizione diversa dell´emozione filmica): se ne parla da 15 anni, i rumors si sono infittiti negli ultimi 12 mesi e ora le copertine di ogni giornale riportano le allampanate figure dei Na´Vi. Il compito del recensore è arduo, non tanto perché si inserisce in un blob ininterrotto fatto di mille parole che dicono tutto e il contrario di tutto, quanto perché vanno scissi i due piani del film, ovvero quello meramente spettacolare e quello della vicenda narrata.
Dal primo punto di vista, Avatar è di sicuro la più incredibile emozione sensoriale che si possa aver mai provato al cinema. Credo che si possa paragonare solo allo sconvolgimento patito dagli spettatori che, alla fine dell´800, vedevano sullo schermo un treno che viaggiava contro di loro e fuggivano disperati perché convinti che fosse vero. La magia del 3D ci porta dentro lo schermo, nel mezzo della scena, e l´impressionante veridicità  delle scene ci fa sentire come comparse nell´azione, o al limite come seduti a fianco alla sedia di Cameron. Non sappiamo se il 3D avrà  lo sviluppo immaginabile (nel qual caso, forse, fra 10 anni queste parole suoneranno come preistoriche, un po´ come i racconti sui primi videogiochi come Space Invaders), o se si fermerà  ad uno stadio poco più avanzato rispetto a questo. Sarebbe interessante vedere un film in 3D senza la presenza di effetti tecnologici e animali o piante create al computer, per verificare il livello di emozione nello “stare” in mezzo a una vicenda del tutto umana che si dipana nella sua apparente normalità . Ma a parte questo, Avatar è senza dubbio un incredibile passo avanti, e solo per questo la sua visione è imprescindibile.
Se però parliamo della storia narrata, non possiamo fare a meno di sottolineare come ci troviamo di fronte a uno dei peggiori film di Cameron. La banalità  della storia, assai più simile a Pocahontas che a un film di fantascienza, l´inserimento di temi presi da una serie di bigini sulla storia delle religioni animiste e sulla colonizzazione degli Indiani d´America, la sfrontata e pacchiana malvagità  del cattivo di turno (talmente esagerata da portare lo spettatore ad avere, a volte, dei moti di tenerezza nei suoi confronti), la storia d´amore stratelefonata e perfino inutile e a volte imbarazzante fra il terrestre e la principessa Na´Vi, concorrono a definire l´intreccio come ampiamente deludente. O quantomeno come un rozzo e maldestro tentativo di raccontare il futuro disastro ecologico che stiamo approntando ai giorni nostri, con lo strapotere delle multinazionali che uccide i sentimenti e la memoria dell´uomo. Non avevamo bisogno di tutta questa brillantezza tecnologica per narrare una simile vicenda: bastava avere un pizzico di fantasia in più, e, oltre a immaginare mondi meravigliosi come Pandora, popolarla di personaggi che non fossero così smaccatamente archetipici da sembrare usciti da un libro di storia dei miti. Il Cameron di Terminator e di Titanic ci aveva mostrato quanto ci sapesse fare, da questo punto di vista. Il Cameron di Avatar, no. Non è un motivo sufficiente per non vedere il film, ma si esce con gli occhi pieni di magia e un sapore dolceamaro in bocca, da occasione mancata.

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