Soul kitchen
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema, Venezia 2009 | Posted on 03-01-2010
Tag:soul-kitchen
0
Zinos, giovane proprietario del ristorante Soul Kitchen ad Amburgo, sta attraversando un periodo difficile: la sua fidanzata Nadine parte per Shanghai per una carriera da giornalista, i clienti lo abbandonano perché insoddisfatti della cucina sofisticata del suo nuovo chef, e in più scopre di avere una grave ernia al disco. Quando decide di volare in Cina lasciando il ristorante al fratello Illias, galeotto in libertà vigilata e piccolo truffatore al gioco, le cose sembrano precipitare…
Una commedia di gusto antico è quel che ci vuole per fortificare la carriera di Fatih Akin. Dopo i meritati fasti di La sposa turca (Orso d´Oro a Berlino nel 2003) e Ai confini del Paradiso (Premio per la sceneggiatura a Cannes nel 2007), il regista turco, ma nato in Germania, sa scrollarsi di dosso ogni possibile ombra di grigiore autoriale con questo film che è un inno al cameratismo e alla gioia di vivere. Radunando alcuni suoi attori feticcio (il protagonista Adam Bousdoukos, il cuoco Birol Unel e quel Moritz Bleibtreu ormai diventato un´icona del nuovo cinema tedesco) Akin dà corpo a un progetto che aveva in mente fin dal 2003 e che intende celebrare la vitalità della sua città adottiva e le capacità di ognuno di raggiungere i propri obiettivi, al di là di ogni intralcio e di ogni possibile ostacolo. La musica è il collante dell´idea stessa del film: la colonna sonora è infatti formata dai più celebri brani soul anni ‘70(Quincy Jones e Kool & The Gang su tutti) mixata con tracce R&B di Sam Cooke e Ruth Brown, di hip hop e sound elettronico di Amburgo, canzoni popolari greche, e naturalmente potente musica rock; il pout-pourri disordinato che ne esce è la cifra stessa del cameratismo e dell´amicizia che permea la pellicola. Akin tiene in bilico con maestria gli elementi del suo lavoro, tralasciando ogni possibilità di melassa (sempre in agguato quando si affrontano temi simili) e diluendo il tutto con robuste dosi di umorismo anche negli snodi narrativi più impervi. Il risultato è un misto fra l´energia contagiosa di The Commitments e la cialtroneria maschile di Ocean´s eleven, con in più un romanticismo kraut che fa virare il film verso territori in cui si alternano il riso e il pianto. Sarà forse per questo che Soul kitchen, durante il concorso di Venezia nel 2009, ha seriamente “rischiato” di vincere il Leone d´Oro (andato invece all´assai più ortodosso, ma meno memorabile, Lebanon).
Una serata in allegria che fa riflettere, con musiche che fanno battere il piede, piatti nuovi da ricordarsi per cene con amici esigenti e la nostalgia per un mondo in cui le persone sanno riprendersi se hanno grandi traguardi in cui credere. Iper-consigliato.
P.S.: l´attore principale aveva davvero un ristorante ad Amburgo, anni fa. In quel locale Akin ha passato grandi serate, e il film è un omaggio a quei momenti di gioventù conviviale. Se ne sente, eccome, la sincerità , che rende Soul kitchen un film in cui chiunque abbia un minimo di passato si può facilmente identificare.


