La principessa e il ranocchio
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 23-12-2009
Tag:Disney, John-Lasseter, La-principessa-e-il-ranocchio, Pixar, Walt-Disney
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In quel di New Orleans, tra canti e bayou, la giovane Tiana sogna di avverare il desiderio del padre morto in guerra: aprire un ristorante che porti gioia ai suoi commensali. Lei, povera servetta di colore, sgobba come una schiava per raggranellare i soldi necessari, mentre la vecchia amica Charlotte, figlia viziata dell´uomo più ricco della città , può permettersi il lusso di esaudire il suo, di sogno: sposare un principe. Che nella fattispecie si tratta di Naveen, aristocratico sciupafemmine e perdigiorno, caduto vittima dell´inghippo macchinato dal suo invidioso maggiordomo e dal dottor Facilier, un losco figuro dedito a macabri riti e voodoo, che sogna di mettere le mani sul ricco patrimonio del principe. Saranno le coincidenze e l´imprevisto esito di un noto incantesimo ad avvicinare Tiana e Naveen, che più diversi non potrebbero essere, e a farli peregrinare nelle paludi della Louisiana guidati dalla lucciola Ray e dal talentuoso alligatore Louis, finché i due non avranno capito, al di là delle apparenze, cosa conti veramente per loro…
Nell´anno in cui il 3D è diventato una realtà di fatto (in sala ma anche, grazie al sempre più diffuso Blu-ray Disc, nelle case degli spettatori), e in questo Natale in cui i film d´animazione digitale si contendono numerosissimi il primato nella battaglia degli incassi (anche avvantaggiati, in Italia, dalla ritardata uscita del cameroniano Avatar), la Walt Disney Pictures compie un´operazione per rilanciarsi sul mercato e competere con la grafica computerizzata, ricorrendo a un doppio paradosso: sfidare i campioni del pixel con un film d´animazione tradizionale – cioè tutto realizzato a mano come si faceva prima dell´avvento della CGI –, e, per fare ciò, affidarsi al genio creativo di quel John Lasseter che, con la sua Pixar, ha contribuito a fondare questa realtà del mercato. Già , perché proprio Lasseter, uscito da giovane dalla porta posteriore degli studi di Burbank poiché esponente di un settore che non si riteneva più produttivo, ora, dopo una dozzina di titoli campioni d´incasso in tutto il mondo, ne rientra per la porta principale e con tutti gli onori della qualifica di “responsabile creativo”.
Il quale, dal canto suo, essendo prima ancora che un grande autore un abilissimo fiutatore di talenti altrui, è pronto a dimostrarci di aver scoperto la formula dell´acqua calda: e cioè che le grandi storie sono tali a prescindere dal medium utilizzato. Per cui eccolo chiamare i due registi che hanno dato alla Disney alcuni dei più grandi successi degli anni Novanta (John Musker e Ron Clements di La sirenetta e Aladdin), recuperare lo spirito goliardico e progressista degli anni Sessanta (Louis sembra l´orso Balou del Libro della giungla, mentre Tiana è un´eroina volitiva e, con political correctness, di colore), ispirarsi direttamente ai classici del grande Walt che, nel mondo delle fiabe, sapeva anche far ricorso al trauma della morte (la mamma di Bambi per tutte), e intrecciare il tutto con la musica dell´abile e rodato Randy Newman. Francamente ci sembra che le consuetudini di casa Disney siano le stesse che appesantiscono il film: le canzoni sono troppe e, a volte, troppo ravvicinate senza essere intervallate da progressioni della storia, laddove il canone Pixar ci ha ormai abituati a un ritmo da cinema d´azione. Ma per il resto il film si rivela un godimento con cambi di ritmo che arrivano fino allo slapstick più sfrenato (la battuta di caccia della famigliola redneck). Si ride e si piange, e non solo tra i bambini, che invece si spaventano nelle sequenze voodoo. Segno evidente che il vecchio intrattenimento tradizionale di La principessa e il ranocchio ha tutte le carte in regola per surclassare i ben più tecnologici fratellini natalizi (potrebbe forse competere con lui il tenebroso universo zemeckiano di A Christmas Carol, oppure l´anonimo Piovono polpette o il reo di lesa maestà Astro Boy)? Sarebbe un´ennesima conferma e una grande rivincita per Re Mida-Lasseter. Ma contribuirebbe anche, come decreta la maledizione del numero due, a precipitarlo dritto nell´ansia della riconferma con il 50° film Disney.
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