Amelia
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 23-12-2009
Tag:Amelia, Amelia-Earhart, Ewan-McGregor, Hilary-Swank, Mira-Nair, Richard-Gere
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Amelia Earhart è stata una donna dai molti primati in un mondo dominato dagli uomini: prima ad aver ricevuto il brevetto di pilota aereo, prima ad aver trasvolato l´Oceano Atlantico, in seguito prima ad aver attraversato l´Oceano Pacifico, solo per citarne alcuni. Nella sua vita contrastata è stata legata sentimentalmente al magnate della stampa George P. Putnam e al vecchio amico pilota, poi suo amante, Gene Vidal (padre del futuro scrittore dalla vena contestatoria Gore). Finché, nel 1937, Amelia non intraprende la sua impresa più difficile insieme al navigatore Fred Noonan: il volo in solitaria attorno al mondo…
Mira Nair, regista indiana che nel 1988, con Salaam Bombay!, si è meritata un debutto segnalato con molti premi (tra cui l´Oscar come miglior film straniero e la Camera d´Oro al Festival di Cannes), passata in pianta stabile a Hollywood ci ha ormai abituati a pellicole contrassegnate da immagini oleografiche e votate alla sfarzosa messa in scena dei buoni sentimenti piuttosto che alla loro profondità . A qualcuno può pure piacere, soprattutto in periodo natalizio in cui andare al cinema, è notorio, serve a rimpinguare le casse per niente esili del cinepanettone o a digerire le abbondanti porzioni di pandoro con cioccolata calda. Il biopic Amelia risveglierà l´apprezzamento di questo pubblico distratto, che da un film non chiede che di trascorrere un paio d´ore guardando immagini di bei paesaggi con una struggente storia d´amore. Costoro troveranno esaudite tutte le loro ridotte aspettative, poiché qui (in quest´anno di coincidenze cinematografiche l´aviatrice è comparsa anche in Una notte al museo 2) la complessità del personaggio della Earhart è completamente lasciato fuori campo. È taciuta, ad esempio, la sua appartenenza al club zontiano, e quindi tutta l´influenza che la sua intraprendenza ha lasciato sulle sue contemporanee. Così come viene completamente trascurato (e ricordato solo nelle vere foto d´epoca sui titoli di coda) il contatto antropologico con le culture straniere con le quali l´esploratrice è entrata in contatto. Tutto quello che interessa alla Nair e agli sceneggiatori Ron Bass e Anna Hamilton Phelan (che altrove avevano dato prova migliore di sé: La vedova nera, Giardini di pietra e Rain Man il primo, Mask, Gorilla nella nebbia e Ragazze interrotte la seconda) è ammannirci la storia di un classico triangolo dove lei – che ne viene fuori, tra l´altro, come cocciuta e avventata – alla fine comprende il valore del vero amore.
In una classifica tra Amelia e Falena d´argento, uno dei primi film interpretati da Katharine Hepburn in cui l´attrice dava vita a un personaggio ispirato all´aviatrice in uno dei più noiosi melodrammi da lei interpretati (anno 1933), non saprei dire quale dei due faccia una figura migliore. Se crediamo di essere un pubblico più smaliziato di quello del 1933, basterà guardare alle interpretazioni di Richard Gere (Putnam), Ewan McGregor (Vidal) e Hilary Swank (praticamente sosia della pilota) e ascoltare battute che sembrano tratte dalle confezioni dei cioccolatini per renderci conto che siamo in presenza di un classico filmone sentimentale in cui gli attori, tra uno sventolio di fazzoletti bagnati, hanno innestato il pilota automatico verso l´ineluttabile finale prima, e il placido porto della nomination all´Oscar poi.
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