Welcome
Non tutti i muri sono caduti in Europa. Ce n’è uno d’acqua, il Canale della Manica, che separa i migranti tra Calais e il Regno Unito. Ci va a sbattere contro Bilal, diciassettenne curdo che anela disperatamente di ricongiungersi al suo amore Mina, destinata a breve a un matrimonio di convenienza con un cugino. Fallita la possibilità di passare clandestinamente a bordo di un camion, il ragazzo decide di attraversare il Canale a nuoto. Impresa praticamente impossibile, anche per nuotatori dotati ed esperti: ma il suo occasionale istruttore di nuoto Simon, ex campione in procinto di divorziare, farà di tutto – esponendosi anche a rischi personali – pur di dargli una speranza di riuscita. Ritrovando così anche quel se stesso che credeva di aver perso.
Welcome, ultima fatica di Philippe Loiret (noto soprattutto come designer sonoro, ma di quando in quando anche regista in proprio) ha vinto a Berlino Premio del Pubblico e della Giuria Ecumenica, ed è stato campione di incassi in Francia dove ha suscitato non poche polemiche e prese di posizione. Qui da noi, schiacciato tra giovani vampiri in amore e film di Natale, corre il rischio di non essere intercettato dallo spettatore: sarebbe un peccato. Perché ha il merito di sollevare questioni non da poco che ormai fan parte del quotidiano. Non solo, e non tanto, il problema delle migrazione extracomunitaria, quanto quello delle reazioni alla stessa da parte dell’ Europa cosiddetta civile e democratica. Reazioni sempre più insofferenti e razziste, anche e soprattutto da parte dei governi: per cui, nella Francia della libertà, uguaglianza e fraternità, chi dà aiuto a un clandestino rischia fino a cinque anni di carcere, mentre da noi si farnetica di ronde e operazioni di Bianco Natale. Materia incandescente, che darebbe facile spazio alla retorica: il merito di Loiret è di evitarla quasi completamente, anche grazie a un intelligente spostamento di visione tale per cui la storia di Bilal viene raccontata soprattutto tramite la persona di Simon. E quindi di un occidentale assolutamente medio, tutt’altro che sicuro delle proprie idee sul tema (al supermercato non dice una parola alla guardia che impedisce a due immigrati la mera entrata in un supermercato), non necessariamente solidale (il fatto di impedire la doccia in piscina ai clandestini che pure sarebbero disposti a pagare), ma che a un certo punto decide che si è andati troppo oltre. Il tutto in un racconto ben scritto (a cui Loiret partecipa anche come sceneggiatore) e ottimamente montato, non privo di note ironiche – lo zerbino con la scritta Welcome che sta davanti alla porta di casa del vicino più ottusamente perbenista e razzista – ma anche di improvvise e non gratuite svolte in un pathos autentico e pieno di civile indignazione. E Vincent Lindon dà al suo Simon una forza rabbiosa espressa in assoluta economia di mezzi che rimanda ai grandi impassibili del cinema d’Oltralpe, da Gabin a Ventura. Capolavoro? Sarebbe francamente troppo: ma solido, onesto e in grado di far pensare. Di questi tempi, un bel successo. Consigliato di conseguenza.
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Commento
1.
zeno scrive il 05 Febbraio 2010 alle 20:14
L’ho visto ieri sera. Per vedere questi film, a Verona, bisogna iscriversi al cineforum più elitario (in senso buono) della città. Infatti non esistono più le cosiddette sale “d’essai” in questa meravigliosa ma talvolta sonnolenta città.
Il film è bello, talvolta un po’ prevedibile, ma lascia comunque un bel po’ di mal di stomaco…
Va certamente visto, se possibile.