Moon
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 07-12-2009
Tag:2001:odissea-nello-spazio, David-Bowie, Dick, Duncan-Jones, Impostore, Moon, Sam-Rockwell, sci-fi, Solaris, Star-Wars
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In un futuro non lontano la Terra ha risolto ogni problema energetico grazie alla scoperta sulla Luna dell’Elio – 3, in grado di rendere possibile la fusione fredda su scala industriale. Peccato che qualcuno debba salire sul satellite ad estrarlo: e dopo tre anni di contratto con la monopolista Lunar Industries trascorso in assoluto isolamento – unica compagnia il computer Gerty, visto che il collegamento diretto con la Terra è interrotto per un guasto al satellite di telecomunicazione – l’astronauta operaio Sam Bell non vede l’ora di tornare a casa. Del resto, mancano solo due settimane: ma un banale incidente gli provoca una breve perdita di coscienza. Nulla di grave. Se non fosse che, una volta ripresosi, si trova davanti una copia identica di se stesso, convinta quanto lui di essere il vero Sam Bell. Chi ha ragione? E, soprattutto, siamo sicuri che uno dei due ce l’abbia?
Segnamoci il nome di Duncan Jones, potrebbe venire utile in futuro. Non solo perché si tratta di un figlio di tanto padre – nientemeno che il Duca Bianco David Bowie, che del resto di spazio e fantascienza, tanto come cantante quanto come attore, se ne intendeva – ma perché già all’esordio dimostra una personalità e un controllo che fanno davvero ben sperare. E Moon, sua opera prima, avrà anche sfruttato un budget ridicolo (cinque milioni di dollari, nulla per un film statunitense) ma mette in campo idee da vendere, e una conoscenza dei meccanismi della sci – fi che fu da togliersi il cappello. Dimenticate le contaminazioni fantasy diventate purtroppo corrive dopo Star Wars, così come gli effetti speciali che tanti film si sono mangiati. Qui si mira al cuore della fantascienza classica, quella per intenderci che pensava lo spazio come luogo meraviglioso e alieno in sé, in grado di rivelare all’uomo molte più cose di se stesso che dell’universo: e il risultato è alto. Citando a piene mani da topos narrativi e scenografici del passato – da 2001: Odissea nello spazio a Solaris – l’esordiente Jones tira le fila di una bella parabola dickiana (impossibile non pensare a racconti come Impostore) concedendo poco o nulla allo spettacolo ma molto all’indagine psicanalitica. E lo fa in un racconto comunque coinvolgente, dove piccoli segnali (l’improvvisa discontinuità di un messaggio video, un dialogo “impossibile” tra Gerty e i caporioni della Lunar Industries) bastano a far crescere una tensione palpabile. Peccato, se proprio qualche peccato si deve trovare, che il meccanismo della detection fattual/filosofica sia fin troppo esplicitato nei dialoghi: e che il finale non raccolga tutte le affascinanti premesse distribuite lungo la pellicola.. Ma sono difetti minori di fronte a una regia estremamente matura, che fa della povertà una ricchezza, ed alla strabiliante performance di un Sam Rockwell che letteralmente si carica sulle spalle il film. Difficile vederlo, ché la distribuzione – come spesso accade ai film piccoli – è davvero modesta: ma, se capita, da non mancare assolutamente. Forse è nato un autore.


