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La prima linea

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 22-11-2009

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la prima linea La prima lineaCronaca di un´evasione: nel gennaio 1982 Sergio Segio, terrorista di Prima Linea in clandestinità , libera dal carcere di Rovigo la compagna, Susanna Ronconi, con un´azione di guerriglia svolta insieme a un commando di fedelissimi. L´evasione riesce, anche se ci scappa il morto. Ma è l´occasione, per Segio, di riflettere sulla scelta della lotta armata che ha intrapreso 6 anni prima, e che è arrivata ormai al capolinea.

Pochi film hanno fatto tanto rumore prima di arrivare sugli schermi, sulla base solo di voci incontrollate o previsioni ideologiche. Abile operazione di marketing o ignoranza abissale della nostra classe dirigente? Forse entrambe le cose, anche perché i “rumors” si sono quietati all´istante non appena il film è uscito nelle sale. Tutti i timori della vigilia, infatti (ovvero la possibilità  di miitizzare in qualche modo le figure dei terroristi, dovuta anche al fatto che i due protagonisti hanno i volti e i corpi affascinanti di Scamarcio e della Mezzogiorno), svaniscono come neve al sole dopo la visione.
Ciò è dovuto a uno script che, pur partendo dall´autobiografia di Segio, non esita a scagliargli addosso ogni possibile responsabilità  etica, morale e politica delle loro azioni, facendolo somigliare, a seconda delle situazioni, a un burattino senza nerbo o a un pazzo sanguinario ma mai visionario, piuttosto che a un eroe rivoluzionari o. Ed anche a una fotografia cupa e opprimente, che circonda i volti del piombo dei proiettili e delle loro parole insensate, a una scenografia che è quella triste degli anni ´70 nel Nord Italia, con utilitarie guidate da servitori dello Stato, vestiti slabbrati e maglioni che non proteggono dal freddo interiore. E, infine, all´interpretazione di tutti gli attori del cast, non solo dei due protagonisti: nei loro volti c´è tutta la follia di un periodo che, insieme alla droga pesante, ha distrutto un´intera generazione, nei gesti di chi li circonda (l´amico, i genitori di Segio, la voce della madre della Ronconi al telefono) l´impossibilità  di capire, la disperazione per una lontananza che si fa inevitabile perenne assenza.
Un film duro, mai compromissorio né ambiguo, che prova non tanto a scandagliare motivazioni e rivendicazioni, quanto a presentarne la loro stolida mancanza. Chi pensava di essere la prima linea di una folla oceanica, girandosi indietro si è accorto di essere solo e di rappresentare solo se stesso. Per questo ha pagato con anni di carcere, che oggi sembrano perfino troppo pochi per ciò che ha commesso. De Maria ci racconta questa vicenda con la giusta distanza, senza circondarla di leggenda, e lo Scamarcio/Segio che ci guarda negli occhi alla fine per accettare i propri sbagli non ha la sfrontatezza di un mito vivente ma la disperazione muta di chi sa che non potrà  tornare indietro.
C´è ancora qualcuno, in questi giorni, che non lo ha capito e riempie i giornali con articoli astiosi. Ma l´incapacità  di raccontare la storia recente e farsene carico anche come monito per le generazioni future è una caratteristica negativa di questo strano Paese. Direi di superare agevolmente ogni imbarazzo, e di affollare le sale dove proiettano questo film.

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