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Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il Diavolo

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 23-10-2009

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parnassus 1 Parnassus   Luomo che voleva ingannare il DiavoloGià  una volta il dottor Parnassus è venuto a patti con Mr. Nick, nientemeno che il Diavolo himself. Ne ha guadagnato l´immortalità  e il fatato carrozzone con il quale realizza i sogni più sfrenati delle persone. Mal gliene incolse, però, perché, innamoratosi all´età  di mille anni, rinunciò per amore al suo dono promettendo in cambio al Diavolo l´anima della figlia Valentina appena ella avesse compiuto sedici anni. Ora che, malgrado ne dichiari dodici, la figlia si avvicina al fatal genetliaco, Parnassus, pentito, è in corsa contro il tempo, impegnato in un´altra sfida con Mr. Nick: il primo dei due che riuscirà  ad accaparrarsi cinque anime potrà  decidere del destino della ragazza, la quale nel frattempo è amata dal tuttofare Anton e sogna un futuro molto meno fantastico e più prosaico di quelli promessi dal padre. A complicare le cose arriva anche Tony, personaggio di impiccato misterioso che rimane inevitabilmente affascinato dall´universo fantastico del dottor Parnassus, e del quale la ragazza si innamora con disappunto di Anton…

Ce l´ha fatta ad arrivare nelle sale quest´ultima fatica del transfuga americano e naturalizzato inglese Terry Gilliam, perché il Nostro sembra ormai irrimediabilmente segnato da quella che egli stesso (profondo conoscitore dell´Italia – maniero di proprietà  in Umbria e fedele direttore della fotografia italiano, Nicola Pecorini) ha ormai imparato a indicare con il termine italiano di “sfiga”. E sfiga è stata quella che, causa ragguardevoli intoppi raccontati nel bel documentario Lost in La Mancha, gli ha impedito di realizzare il sogno di una vita all´insegna del cinema, la sua personale versione filmata del Don Chisciotte di Cervantes, e lo ha costretto a dirigere un lavoro su commissione come I fratelli Grimm e l´incantevole strega per poter poi realizzare Tideland e questo The Imaginarium of Doctor Parnassus. Titolo che sembrava a sua volta colpito da proverbiale sfiga quando ha iniziato a essere menzionato solo perché ultima performance del divo Heath Ledger (Tony), stroncato in giovanissima età  da una micidiale dose di barbiturici a film non ancora ultimato, proprio mentre riceveva il meritato tributo per la sua interpretazione del Joker nel Cavaliere oscuro di Christopher Nolan, in seguito insignita con un Oscar postumo. Sfiga sconfitta, come in una bellissima fiaba, dall´amore amicale di altri tre divi amici di Heath (Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law), che decidono di venire in aiuto al regista, impersonare Tony nelle sue peregrinazioni nell´universo fantastico di Parnassus e devolvere il loro compenso alla figlioletta di Ledger. Gilliam salvato in extremis e, com´è giusto, film dedicato all´attore scomparso e al bel gesto dei suoi camerati, atto più unico che raro nel mondo falso e spietato dello spettacolo.

E fortuna per noi spettatori. Perché se è vero che Gilliam (di recente omaggiato dal Milano Film Festival) non sta passando uno dei suoi momenti più fecondi, ci troviamo ugualmente di fronte a un bel testo teorico di tutto ciò che è – ed è sempre stato – il suo cinema. Per quanto coadiuvato alla sceneggiatura da Charles McKeown (insieme i due hanno firmato Brazil e Le avventure del Barone di Munchausen) era inevitabile che le disavventure accadute fuori campo non lasciassero traccia sul prodotto finito: il multiforme prisma cangiante dei volti di Tony ha un inequivocabile sapore di “taglia, copia e incolla”, artificio necessario dato che le pose di Ledger non erano ancora concluse al momento della sua morte; il rutilante e fantasioso universo lisergico di Gilliam-Parnassus, che ai tempi dei Monty Python e ancora negli anni Settanta-Ottanta poteva avere un effetto dirompente, oggi nell´era degli effetti speciali digitali e della proliferazione del 3D è stato in qualche modo doppiato da molti altri film o, giusto per citare un altro caso culto, da Tim Burton. Dove invece traspare tutta l´originalità  e la poesia di Gilliam è nella capacità  di contaminare la dimensione del fantastico con la trivialità  del quotidiano, in un onirismo che trova il suo giusto equivalente solo nell´aggettivo felliniano, termine per una volta veramente azzeccato. Così la Londra notturna nella quale si muove il carrozzone-bateau ivre di Parnassus sembra così inequivocabilmente moderna ma anche fuori di ogni dimensione temporale (come la New York di La leggenda del Re pescatore), brutto contraltare di un mondo volgare che non sa più riconoscere la fantasia e non sa più riconoscersi se non nella violenza. A questa bruttura il regista contrappone un universo dal quale è bandita qualsiasi idea di Dio, ma a contrastare la dimensione malvagia del Diavolo (un gustoso e petulante Tom Waits) si erge la figura dell´Artista demiurgo (Gilliam-Parnassus) che gioca a moltiplicare e a proliferare i mondi della fantasia. Ed è proprio questo stesso Artista che si può permettere di concedere qui all´amato personaggio di Valentina (Lily Cole) quel lieto fine convenzionale che, in un meraviglioso quanto immaginiamo involontario gioco di chiasmi, era precluso al James Cole (Bruce Willis) di L´esercito delle 12 scimmie; e che alla fine non può che essere attratto dall´ennesimo ammiccamento del Diavolo, perché tra loro sussiste una diabolica simmetria che, per nostra fortuna, nessuna coscienza-grillo parlante (l´aiutante nano) può permettersi di arginare.
In parole povere, piacerà  ai fan di Gilliam, mentre temiamo che il resto della platea potrà  trovarlo bislacco e annoiarsi.

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