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Viola di mare

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 16-10-2009

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viola di mare Viola di mareNella Sicilia di fine ‘800, Angela, figlia di un brutale “caporale” al soldo di un barone, si innamora di Sara, sua compagna di giochi fin dall´infanzia. Il sentimento è ricambiato dalla giovane, ma il padre di Angela, cui la ragazza ingenuamente rivela tutto, la rinchiude in un sotterraneo per farla rinsavire. La ragazza però è tenace, e rivedrà  la luce grazie al´intercessione della madre, fino a quel momento passiva e remissiva, e a uno stratagemma che le darà  perfino la possibilità  di sposare Sara…

Quattro sceneggiatori per un film tratto dal libro Minchia di re, di Giacomo Pilati, a sua volta ispirato ad una storia realmente accaduta, la produzione di Maria Grazia Cucinotta, la distribuzione di Medusa e il ritorno alla regia di Donatella Maiorca a dieci anni da Viola (un colore che la rende attiva, evidentemente…) non bastano a rendere dignitoso un film altrimenti degno di ben altra mano. L´esplicito tentativo sarebbe quellol di narrare e far vedere quanto l´amore sia un concetto universale, che prescinde dal sesso, così come dal colore della pelle, dalla differenza di età , e così via; non necessariamente un valore di assoluta novità , ma cascante a fagiolo dati i tempi di rinnovato razzismo e fobia del “diverso”. Purtroppo, non si riesce a sorpassare lo stereotipo: il padre-padrone, la madre casalinga vestita di nero, i segreti di un´isola dove la tradizione fa rima con dolore, l´ossessiva presenza di una religione vuota e ridondante, l´apparente semplicità  con cui Sara, molto meno “mascolina” di Angela (e con pretendenti di bell´aspetto) cede alle lusinghe dell´amica; tutte caratteristiche che rendono banale uno script, definitivamente affossato da momenti che vorrebbero essere forse ironici ma risultano imbarazzanti, quali il tentativo di seduzione di Angela da parte della baronessa (già  evidente in una prima inquadratura lasciva in cui la donna si faceva pettinare da Sara), la richiesta d´aiuto al pretendente di Sara, il vagare di Sara a cercare l´amica, urlando a casaccio il suo nome, chissà  perché, davanti a casa sua anziché bussare al portone.
I difetti della Maiorca, il cui esordio cinematografico 10 anni fa già  risentiva della grana grossa del suo approccio alla vicenda, riemergono purtroppo nella loro totalità , annullando perfino la dedizione ammirevole con cui Valeria Solarino (Angela), ma soprattutto Isabella Ragonese (Sara), si danno ai loro personaggi. Ben altra delicatezza ci sarebbe voluta, per tratteggiare una vicenda di incredibile attualità  ma che sembra irreale nel suo dipanarsi: lo spettatore rimane invece basito a vedere immagini che a volte sfiorano l´assurdo, ma che mantengono comunque un goffo realismo, banalmente sottolineato da movimenti di macchina saltellanti e difficilmente digeribili.
La cosa migliore del film è la colonna sonora, firmata dalla Nannini. Il che fa capire quanto questo sia, cinematograficamente, evitabile.

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