La doppia ora
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 10-10-2009
Tag:filippo-timi, ksenia-rappoport, la-doppia-ora
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Sonia, una cameriera slovena in un hotel del centro di Torino, a uno speed date incontra Guido, ex poliziotto maniaco delle intercettazioni ambientali ora guardiano di una villa. I due cominciano a frequentarsi, ma la relazione che sta nascendo viene interrotta bruscamente dalla morte di Guido avvenuta durante una rapina nella villa dove lavora. Sonia cerca di elaborare il lutto ma le sembra di vedere Guido dappertutto. Quando le visioni diventano troppo reali per non essere vere, Sonia capisce che qualcosa sta accadendo…
Impossibile dire di più della trama de La doppia ora, esordio alla regia di Giuseppe Capotondi, finora noto solo in ambito pubblicitario e musicale come apprezzato regista di spot e videoclip. I continui colpi di scena, l´atmosfera onirica e i capovolgimenti di una realtà sfuggente obbligano il recensore al silenzio, per non turbare la giusta curiosità del pubblico. Quel che si può dire, però, è che il film di Capotondi è quasi un unicum nel panorama italiano: un noir fatto di atmosfere metafisiche, di nebbia e ricordi, intriso di malinconia esistenziale e con al centro una storia d´amore infelice, senza ghirigori autoriali o virtuosismi tecnici ,anzi al contrario con una sceneggiatura ben scritta, attenta a non scadere nella banalità che troppo spesso tarpano le ali alle produzioni nostrane, e per giunta proveniente da un soggetto premiato nel 2007 al Premio Solinas, il più noto concorso di sceneggiatura.
C´è da aggiungere la splendida prova di Ksenia Rappoport, meritata Coppa Volpi a Venezia, che infonde al personaggio di Sonia un´ambiguità affascinante del tutto consona al dipanarsi della vicenda, e la conferma, vieppiù, del talento di Filippo Timi, che trova il giusto registro melanconico per il personaggio di Guido.
L´eccessiva lunghezza e il repentino innamoramento fra i due protagonisti nuocciono all´economia del film, anche se si tratta di difetti non sostanziali. Certamente, i mutamenti di prospettiva, anche se non del tutto “telefonati”, non turbano granchè, essendo abbastanza evidenti fra le pieghe del racconto. Ciononostante, la pellicola si fa vedere con piacere, passando con grazia inusuale dal thriller al melò al poliziesco al giallo; una sorpresa interessante, non un capolavoro, ma di sicuro consigliabile.


