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Bastardi senza gloria

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 01-10-2009

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basterds0 Bastardi senza gloriaC’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti. La giovane ebrea Shosanna sfugge per miracolo al massacro della sua famiglia da parte delle SS e giura vendetta. Poco più avanti il tenente Aldo Rayne seleziona un gruppo di soldati ebrei per paracadutarsi dietro le linee tedesche e suscitare il terrore tra i nemici a colpi di mazza da baseball e scotennamenti. Nel frattempo Shosanna è diventata proprietaria di un cinema e riceve l’incarico di organizzare un’anteprima cui parteciperanno i principali gerarchi germanici, Hitler incluso. Inutile dire che i due distinti percorsi si incontreranno, mentre il colonnello SS Hans Landa – già  autore del massacro dei familiari di Shosanna – organizza sornione una clamorosa uscita di scena…

Onusto di un premio a Cannes per il miglior attore e di incassi notevolissimi in patria, arriva sui nostri schermi Bastardi senza gloria, ultima fatica di Quentin Tarantino. Di cui si pensava di sapere già  tutto prima della visione, grazie anche a un’abilissima campagna di marketing che lo accreditava come un’orgia di insensata violenza: bello scoprire che non è così, e che siamo probabilmente di fronte al film più pensato – e tra i migliori – del regista di Pulp Fiction. Di cui mi era parsa evidente una netta involuzione meramente iconofila a partire dai due Kill Bill, giunta a quello che pareva un punto di non ritorno con Grindhouse – A prova di morte: un cinema fatto di citazioni lasciate a se stesse, un puzzle impazzito – e alla lunga fastidioso – di ammiccamenti e memorie visive e sonore extra – contestuali, pensate per soddisfare il cinefilo in quanto tale senza minimamente curarsi degli aspetti letterari e visivi delle pellicole in questione. Qui fortunatamente la cosa rientra: e, se pur con qualche prolissità  di troppo, si vede del bel cinema. Nutrito anch’esso di citazioni basse e altissime (dal titolo – remake dell’edizione americana di Quel maledetto treno blindato di Castellari, presente anche in un cameo, all’ “Occhio della madre” della Potemkin di fantozziana memoria), organizzate però in un racconto vagamente hitchkockiano, dove quattro scene madri occupano quasi metà  del film e la suspence non è data dal “cosa” ma dal “come” succederà . Tramate da prove d’attore da ricordare, dal tenente semi – imbecille disegnato da Pitt al fantastico colonnello delle SS di Christoph Waltz, che regala un assolo in sottofinale da empireo dei cattivi cinematografici. E con una “morale” inattesa e per certi versi commovente: il cinema non solo fa la storia (lo aveva intuito già  Goebbels, non a caso coinvolto in prima persona) ma può modificarla. Portando la fine della seconda guerra mondiale a seguito di un attentato riuscito. E, più in generale, portando le coscienze a pensare diversamente e ad interrogarsi sul “che fare”. Dichiarazione del tutto fideistica, ovviamente: proprio per questo da sottoscrivere. Magari non imperdibile (per quanto, viste le brutture in giro, sarebbe un peccato perderlo). Ma di certo il film più gioiosamente teoretico della stagione. Con leggerezza, il che non guasta, anzi.

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