La saga della famiglia Torrenuova scorre di pari passo con le vicende dell´Italia fascista, prima, e alla prese con la ricerca di un´identità politica poi, il tutto condito con la flemmatica verve siciliana, ripresa direttamente da un Gattopardo mai passato.
Un nonno, Cicco, vaccaro e letterato, un padre, Peppino, comunista della prima ora, e un figlio con la passione per la fotografia e il cinema, contagiato dal movimento studentesco, riempiono la Bagheria del titolo dei ricordi d´infanzia dello stesso Tornatore.
Il film, di 150 minuti, scorre via leggero, tra sogno e realtà , in un modo a cui il regista di Nuovo Cinema Paradiso ci ha abituato. Scene corali e d´impatto, molto politiche, si alternano a inquadrature solitarie, il tutto sottolineato dall´imponente musica di Morricone. Basta saperlo, ed essere pronti a volare con il bambino nella scena di apertura del film. Altrimenti, se non si ha pazienza con le trovate più patetiche del film, è meglio non vederlo: nessuno se ne avrà a male.
Tornatore è molto bravo a ricreare un borgo che è un intero mondo, anche grazie ai tantissimi camei d´autore (Ficarra e Picone, Nino Frassica, Beppe Fiorello). E la fotografia della Sicilia che ne esce, e non solo dato che il film in qualche modo sorvola le vicende di un trentennio di storia italiana, è degna della migliore tradizione dei film italiani, con l´amarezza che si stempera in una risata strappata a denti stretti, come nella migliore commedia all´italiana.
Il film pecca però nella mancanza di rotondità dei personaggi. Figure potenti non vengono analizzate nei loro passaggi più importanti, e così vicende fondamentali come l´esperienza di Peppino all´interno del Partito rimangono irrisolte e ingiustificate. Tutte le donne del film, poi, e prima fra tutte Sarina (interpretata da una splendida Angela Molina) soffrono per il poco spazio che viene lasciato loro. E pure se Tornatore voleva lasciare i personaggi così, appena abbozzati, per sottolineare la loro pura e impotente appartenenza alla Storia come flusso, il tutto rimane accennato e dà un senso di incompiutezza al film.
E´ come se sullo schermo andasse in scena la continua tensione tra la visionarietà di un regista alle prese con il suo vissuto, e la trasposizione imperfetta di questo mondo sulla pellicola. Così, alcune scene che vorrebbero essere altamente significative risultano superflue perché completamente slegate dalla trama, e perdono il loro significato metaforico. Altre risultano troppo banali nella loro semplicità , e lo spettatore si stanca di passare di simbolo in simbolo, con il rischio di non apprezzare l´idea finale, che avrebbe potuto avere molto più impatto.
Dopo le polemiche per i mancati premi alla Mostra del Cinema di Venezia nonostante l´altissimo budget, Baaria sbarca nelle sale. Pronto a emozionare con una storia davvero nazionale e a nessuno importerà che non sia un capolavoro.


