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Basta che funzioni

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 22-09-2009

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basta che funzioni Basta che funzioniBoris Yelnikoff è un vecchio cinico, misantropo ed egoista che vive in un sottoscala di Manhattan. Un tempo astrofisico di fama mondiale e candidato al Nobel, è rimasto solo dopo che la ricca moglie lo ha lasciato in seguito a un tentato suicidio, e sopravvive dando lezioni di scacchi a giovani ignorantelli. Una notte, Boris incappa in Melody, ingenua provinciale giunta a New York in cerca di fortuna. E´ un incontro che segnerà  la vita di entrambi…

Bene ha fatto Woody Allen a tornarsene a girare in patria, dopo alcuni episodi europei che poco hanno lasciato nella sua filmografia (unico degno di nota, quel Match point troppo debitore, peraltro, dei Crimini e misfatti anni ´80) se non un immeritato Oscar vinto a sorpresa da Penelope Cruz nell´inguardabile Vicky Cristina Barcellona del 2008. New York gli fa bene, l´aria di Manhattan ritempra le sue energie e gli fa creare un piccolo film girato riadattando una sceneggiatura di più di 10 anni fa e appiccicandola alle stempiate e magnifiche gesta di un Boris/Larry David (ex membro del Saturday Night Live e già  attore per Allen in un paio di film degli anni ´80) esemplare in un ruolo che gli sta a pennello. Alter ego del regista, Boris Yelnikoff (già  macchietta in un nome ebraico pennellato ad hoc) è il motore immobile di vicende sgraziate e ridicole, ed è difficile non immedesimar visi, data la nullità  del mondo che lo circonda: giovani pulzelle in cerca di gloria, madri timorate di dio che diventano sacerdotesse dell´amore promiscuo, padri retrivi che si scoprono omosessuali, e via dicendo. Qui è il grande pregio del film: scavalcando la senilità  del suo sguardo, Allen ci convince che nulla ha un senso, e che il carpe diem non è semplicemente una filosofia di vita, ma anche l´unico modo per cavarsela; inutile discettare di grandi ideologie, banali le filosofie stracolme di paroloni, fuorviante programmare un´esistenza: girate l´angolo e accettate il destino, sembra che invochi Boris, in un neo-empirismo illuminato ma agro, di una tristezza silenziosa nonostante il continuo blaterare. Allen ritorna alla base per ascoltare e proporci la semplicità  e la sicurezza dei suoi accordi jazz, in una monotona sequenza lineare che ha già  dentro di sé un happy ending che sa di amarognolo.
E´ triste verificare la decadenza di chi ha saputo farci sorridere tanto, in passato: non c´è nulla di nuovo da inventare, parrebbe persino che tutto questo arrabattarsi sia inutile. E allora possono ben valere le solite battute su Dio, i cicalecci pseudo-intellettuali, il minimalismo da attico newyorkese. Con la consapevolezza che il meglio è, ormai, alle spalle. Prendiamoci questo film, dunque: è poca cosa, rispetto a un passato glorioso, ma meno peggio di tanto altro.

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