12. Settembre 2009

Il grande sogno

locandina_del_film_il_grande_sogno-01.jpgPrimavera 1968: nelle università italiane cominciano le contestazioni studentesche. Alla Sapienza id Roma le agitazioni fanno incontrare Libero, studente proletario leader del Movimento, Laura, figlia di una famiglia cattolica e borghese, e Nicola, poliziotto pugliese infiltrato fra gli studenti e appassionato di teatro. Fra i tre nasce amicizia e amore, destinati a durare il tempo di una stagione irripetibile.
VOTO: 4

Avremmo voluto poter dire che la riflessione di Placido su un ’68 da lui vissuto in prima persona (la figura di Nicola è alter ego del regista, poliziotto immigrato negli scontri di Villa Giulia e poi contestatore all’Accademia d’Arte Drammatica) fosse approfondita, oppure intelligentemente rielaborata, o quantomeno intrigante. Niente di tutto questo, purtroppo. Colpa soprattutto di una sceneggiatura (dello stesso Placido insieme a Doriana Leondeff e Angelo Pasquini) stracolma di luoghi comuni, cadute verso un melò da strapazzo, frasi senza senso e senza scopo: l’ennesima conferma di un’incapacità tutta italiana di riflettere su un passato e una memoria condivisa o almeno condivisibile. Ma colpa forse, soprattutto, della troppa passione di un attore-regista che si trova a fare i conti, 40 anni dopo, con il proprio passato da cui tutto lo allontana, e che rivede se stesso giovane di belle speranze con la medesima tenerezza a-morale con cui ognuno riguarda le foto della propria giovinezza.
Se almeno questo film fosse stato immaginato come una commedia romantica in cui tre giovani giocano a fare i rivoluzionari ma scoprono sesso e amicizia, sorta di Jules e Jim post-litteram, forse sarebbe sembrato meno fatuo. Lo stesso Bertolucci, che aveva con The dreamers Una volta chiari i limiti del progetto, però, non si possono certo tacere le poche cose belle di un film dall’esito più che incerto: il trio di attori regge splendidamente primi piani e sofferenze da ribelli, e il fatto sorprendente è che chi convince di più sono i due maschietti, Argentero e Scamarcio, il primo ormai diventato una bella realtà del nostro cinema, il secondo scevro da epopee adolescenziali e ormai in grado di esprimere il proprio talento; più in ombra la Trinca, attaccata a un birignao da ragazzina timida che non le si addice del tutto.
In estrema sintesi, un film superficiale e banale. Quindi, ovviamente, sconsigliatissimo.

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