Venezia 66 – 36 vues du Pic Saint Loup
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Venezia 2009 | Posted on 11-09-2009
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Vittorio, un ricco uomo italiano si imbatte in un circo ambulante tra i monti francesi. L’attrazione per Kate, donna piuttosto ermetica appena rientrata nella compagnia di famiglia, e la passione per lo spettacolo lo faranno rimanere a guardare. Finchè, a poco a poco, Vittorio si accorgerà di vedere le cose da un punto di vista diverso.
In questo film che è una messa in scena, e una messa a nudo, dei personaggi, Rivette s’interroga sul significato della rappresentazione, soprattutto di quella quotidiana che è la vita. Per farlo, il regista diluisce gli elementi portanti di una scena e li rende personaggi essi stessi, accanto a quelli in carne e ossa con le loro storie da vivisezionare. Si parte dallo spazio, da quel dentro e fuori la pista del circo, cerchio perfetto sotto un tendone che però non esaurisce il luogo della finzione che continua anche dopo che si sono spente le luci dello spettacolo, perchè sempre l’uomo recita per gli altri. E poi gli altri elementi, che sono il pane degli attori, il corpo e la parola. Rivette li scompone e li affianca a creare nuovi numeri, con nuovi significati. Così il regista diventa poeta, (oltre che direttore del circo) e con lui i suoi personaggi, la cui purezza rende inevitabilmente simboli. Quel che ne nasce è una meravigliosa e commovente composizione, in cui la telecamera entra con il tatto e, quasi, la riservatezza di tante inquadrature fisse.
Anche il silenzio con cui si è scelto di accompagnare il film, che non ha bisogno di colonna sonora a sottolineare nulla, sembra quasi un segno di rispetto a quel che di sacro avviene in camera. Rivette risveglia il mito, e per farlo sceglie due attori che sono rocce nei rispettivi paesi e non solo. Sergio Castellitto e Jane Birkin, coi loro volti che sono altrettanti palcoscenici, danno una profonda sensibilità ai due protagonisti. Castellitto, in particolare, dalla prima scena ad effetto sa mantenere una tensione costante tra l’ironia sempre presente del suo personaggio, e la lenta evoluzione che lo mina gradualmente.
Un capolavoro in tono minore, che speriamo riesca a farsi largo tra i flash dei fotografi.


