Un lunedì da Leoni
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Venezia 2009 | Posted on 11-09-2009
Tag:Mostra-del-Cinema, venezia-66
0
La seconda settimana di Mostra si apre con un susseguirsi di grandi nomi e avvenimenti. I neolaureati Leoni d’Oro della Pixar si concedono per una masterclass sulle loro creazioni (salvo poi annullarne metà per stanchezza), mentre sul tappeto rosso arrivano Hugo Chavez col suo nuovo amico fraterno Oliver Stone, prima, e la coppia dell’estate Clooney-Canalis poi. E su cosa abbia fatto più scalpore, ai posteri l’ardua sentenza.
Anche la giornata di proiezioni è fitta, con tanti film in concorso e fuori. Superati l’incomprensibile cingalese Between Two Worlds, e il tanto lento quanto orientale Adrift, presentato nella sezione Orizzonti, questa è la giornata degli americani.
Ma è giusto spendere due parole sugli asiatici. Il primo, la storia storia di un ritorno alle origini e a una natura mitica, è stato applaudito da un solo entusiasta spettatore, probabilmente amico di Mueller, che, richiesto di cosa gli fosse piaciuto ha saputo rispondere soltanto “Tutto!”. Il vietnamita Bui Thac Chuyen, invece, racconta una storia di passione e morbosità , come si addice al suo dna.
Ma anche dall’altra parte del Pacifico si rispettano le tradizioni, e ci si dà alle sparatorie nel ghetto di Brooklyn’s Finest e alla commedia retrò con The Informant!
I risultati però sono diversi. Se Fuqua e i suoi neri annoiano con una storia trita e troppo poco forte per gli amanti del genere, Soderbergh diverte pubblico colto e non con un film dal ritmo serrato che è una miniera di citazioni. Geniale la colonna sonora, nel posto giusto al momento giusto, e scoppiettante il personaggio di Matt Damon, ingenuo informatore dell’Fbi in un’indagine su un cartello dei prezzi che coinvolge l’azienda da cui è impiegato.
C’è poco tempo per ridere, però, perchè il concorso prosegue con Lebanon, film parzialmente autobiografico dell’israeliano Samuel Moez. L’idea è di prim’ordine: la prima giornata della guerra in Libano del 1982 viene claustrofobicamente narrata da una soggettiva del carroarmato in cui sono rinchiusi, praticamente prigionieri quattro soldati israeliani ventenni. Meno interessante, invece, è la vicenda, che inizia con alcune scene assolutamente patetiche, per poi continuare con la crescente paura dei protagonisti. Che la guerra sia ingiusta e triste e brutta già lo sappiamo, e Moez non riesce a dirci di più. Purtroppo.


