Drag me to hell
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 06-09-2009
Tag:Alison-Lohman, Browning, Eerie, fumetto, horror, King, Raimi, Romero, slasher, Spider-man, Tourneur
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Christine Brown, giovane funzionaria bancaria, aspira al posto di vicedirettore della propria filiale. Ne avrebbe quasi tutte le qualità : il quasi essendo rappresentato – secondo il suo capo – da una certa incapacità di prendere decisioni antipatiche. Quale miglior occasione di dimostrare facilmente il contrario negando una proroga del mutuo e umiliando una tal signora Ganush, anziana, malata e straniera? Ma non bisognerebbe mai giudicare dalle apparenze: e quando la cliente le scaglia contro una terribile maledizione, Christine si vedrà costretta a rivedere molte delle sue certezze e dei suoi supposti principi morali per tentare di salvarsi…
Bentornato a Sam Raimi. Che è sempre stato regista discontinuo, sospeso tra ambizioni d’autore e piatto asservimento alla cassetta, e che sembrava purtroppo avviato – dopo la contrastata trilogia dedicata a Spider- Man e il suo assai brutto terzo capitolo – ad assecondare più la seconda delle prime. Il ritorno al low budget gli ha sicuramente giovato: e, senza gridare al capolavoro, Drag me to hell è un film da vedere, non solo per la sua natura di perfetto divertissement. Natura indubitabile, perché da molto tempo non si vedeva sugli schermi un horror capace di spaventare e al tempo stesso divertire con tanta efficacia. Partendo da un proprio racconto breve lasciato nel cassetto per oltre dieci anni, Raimi innesta una serie di suggestioni che fanno pensare tanto al fumetto horror anni ’50 – quello per intenderci targato Eerie, riconosciuta fonte di ispirazione anche di grandi nomi del genere come Romero e Stephen King – quanto al cinema di un Browning o di un Tourneur, senza calcare sul gore ma puntando sulla riproposizione attenta e condita di robuste e non gratuite dosi di ironia dei topoi del genere. Trovando un equilibrio quasi sempre perfetto tra spavento e risata, tra orrore e comicità (ed è davvero difficile dimenticare sequenze come la lotta in macchina tra le due antagoniste o la seduta spiritica con tanto di capra mannara) e dirigendo il tutto con miracolosa fluidità (si veda solo il prologo, cinque minuti di pura suspence con una mdp davvero capace di tutto). Motivi in sé più che sufficienti per raccomandarlo. Ma c’è dell’altro, e consiste nella capacità di Raimi (anche sceneggiatore: onore al merito) di introdurre senza stridori elementi di “morality play” ormai quasi abbandonati dal genere (se si esclude la frusta equazione tipica degli slasher trasgressione sessuale/punizione mortale). Il vero peccato è costituito non già dal sesso ma dal denaro, meglio dal mix di avidità ed ipocrisia che da sempre lo accompagnano. Avidità ed ‘ipocrisia di cui dà prova Christine per un obiettivo in fondo miserevole come una promozione sul lavoro: e non basta riconoscere tardivamente i propri errori per sperare nella salvezza. Bisognerebbe avere il coraggio e la rettitudine di vedere oltre che di guardare (fateci caso: lungo tutto il film ci sono dettagli di occhi, da quello offeso della Ganush a quello che campeggia sulla facciata dello studio del sensitivo): senza, siamo tutti condannati all’inferno, in terra o altrove poco importa.
Veloce, teso, oltraggiosamente divertente, Drag me to hell non entrerà probabilmente nella top ten dei vostri film preferiti. Ma corre il rischio – gradito – di piacervi e darvi qualche motivo di riflessione. Di questi tempi basta e avanza. Consigliato, anche ai non fan.


