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Al terzo giorno di Mostra, gli asiatici entrano prepotentemente sulla scena. E lo fanno con lo stile e l´eleganza a cui i migliori registi dell´est ci hanno abituato. Il primo per bellezza è Accident, di Soi Cheang, che alcuni già candidano, e meritatamente, al Leone d´Oro. E´ un film di genere, un noir nella migliore tradizione di Hong Kong, ma va oltre, nella psicosi del protagonista.
La trama è avvincente e geniale nella sua idea di base: una banda di killer maschera i propri delitti simulando incidenti di ogni tipo, ognuno formato da tanti piccoli tasselli perfettamente incastrati. Ma qualcosa in questa perfezione si incrina quando il capo, la Mente, come viene chiamato, non riesce più a distinguere la mano del Fato da quella di qualcuno che vuole la sua morte.
Il film di Soi Cheang è perfetto come gli incidenti pianificati in ogni minimo dettaglio dai suoi protagonisti. L´estetica, alla maniera orientale, è pulita e funzionale allo svolgimento della vicenda, ma senza rinunciare alla bellezza delle singole inquadrature dei particolari, e alla cura maniacale con cui vengono allestiti gli spazi.
Esteticamente impeccabile è anche Tetsuo the Bullet Man, di Shinya Tsukamoto, che nelle scene di Tokyo, con la luce bianca a contrastare il nero degli edifici, ricorda le fotografie di altri grandi giapponesi come Sugimoto.
Quest´opera è un esempio ineccepibile di come il regista sia riuscito a votare tutto, dalla fotografia al montaggio alla colonna sonora, al solo obiettivo di creare delle sensazioni. E´ l´ansia, che accompagna tutta la vicenda di Anthony che vede sgretolarsi la propria vita quando, dopo l´uccisione del figlio da parte di un feroce pirata della strada, vede il proprio corpo trasformarsi in un´arma. La tensione è sempre al massimo, eppure sempre crescente. Un ottimo congegno, insomma.
L´ultimo tassello al Concorso viene aggiunto dal Film a Sorpresa, di Werner Herzog (in gara anche con Il Cattivo Tenente), e prodotto da David Lynch. Son, Son, What Have Ye Done si rivela, in effetti, un perfetto gingillo di quelli che si trovano negli ovetti Kinder. Divertente nella sua assurdità ed estasiante per la fotografia, manca, però, forse, di un senso. Il matricidio commesso da Brad, dopo una discesa nella follia, ricostruita da flashback che diventano quasi dei tableau vivant, rimane avvolto dal mistero, nonostante il parallelo con il mito di Oreste offra una chiave di lettura. Rimane da chiedersi cosa abbia voluto dire Herzog con questo film surreale ma ispirato da fatti reali. Forse l´inquietudine deriva proprio da questo avvertimento posto all´inizio del film.
Altre note positive della giornata sono state, nella sezione Fuori Concorso, Prove per una tragedia siciliana, diretto da John Turturro, la cui nonna era di Aragona, e Roman Paska, e, nella sezione Orizzonti, il tunisino Buried Secrets.
Il primo è una riflessione sulla cultura e le tradizioni siciliane, in continuo cambiamento ma sempre presenti (si sa che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente, come dice il Principe di Salina citato anche nel film), e raccoglie il lavoro di girato in preparazione a un film che avrà come protagonista un puparo, e le chiacchierate colte e argute, di Turturro con siciliani del calibro di Andrea Camilleri e Donatella Finocchiaro.
Il secondo, invece, racconta la storia di una madre e due sorelle che vivono isolate in una casa abbandonata, alle prese con la coppia di nuovi inquilini che si insedia nella villa rompendo il precario equilibrio e riportando alla luce i piccoli segreti delle tre donne. Da segnalare l´interpretazione della figlia minore Aicha da parte di Hafsia Herzi, già bravissima in Couscous, presente a Venezia nel 2007.


