Venezia 66 – Videocracy
Posted by Ludovica Gazzè | Posted in Venezia 2009 | Posted on 04-09-2009
Tag:Mostra-del-Cinema, videocracy
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Erik Gandini presenta, congiuntamente nelle sezioni Giornata degli Autori e Settimana della Critica, il suo documentario sulla dittatura dell´immagine televisiva dell´Italia odierna, attraverso tre figure chiave: Ricky, un ragazzo bresciano che aspira ad arrivare in televisione, Lele Mora, l´agente di tutte le star televisive, e Fabrizio Corona, il paparazzo che ricattava le star, che nel film viene presentato quasi come un vendicatore.
Del film si è già molto parlato per i problemi di censura del trailer proprio in televisione, l´unico media che conti per davvero dato che il film riporta che l´80% degli italiani dichiara di prendere le proprie informazioni solo dal piccolo schermo. E il regista dirà in sala che finalmente si potrà parlare del film dopo averlo visto, dato che oggi il film esce in 70 copie distribuito da Fandango.
E se se n´è parlato soprattutto in relazione a Silvio Berlusconi, che nel film viene quasi sempre citato come il Presidente, e alla sua ascesa al potere grazie al suo impero mediatico, dopo aver visto il film ci si rende conto che il film va oltre. Destinato al pubblico svedese, almeno nei piani iniziali del regista che, a suo dire, voleva mostrare ai suoi amici che non c´è nulla da ridere riguardo alla situazione italiana, il film parte da Mediaset e dalla nascita della tv commerciale, ma è solo l´inizio, il contesto. E Gandini stesso dirà , poi, rispondendo alle domande del pubblico, che il Presidente è la divinità che ha creato tutto questo, ma molto più inquietante è il virus mutato rappresentato da Fabrizio Corona e dal suo impero di gadget. Corona infatti è riuscito a fare dell´incarcerazione di 80 giorni un business, è idolatrato come lo sono le star che fotografa, e nemmeno lui sa bene perché, ma intanto fa utili netti, a suo dire, per più di due milioni di euro.
Così, nel suo percorso alla scoperta del sistema televisivo, Gandini si trova faccia a faccia con persone che hanno fatto della loro vita uno show (l´agente Mora, ad esempio, deve occuparsi persino di vestire i tronisti che ha reso famosi, perché non escano dall´immagine che ha creato di loro). Solo l´apparire conta, ed ecco le tante ragazze che si presentano alle audizioni da velina, o la folla di turisti che aspetta in Costa Smeralda la possibilità di farsi fotografare col vip di turno.
Videocracy è, quindi, un documentario sulla società italiana, divenuta società dell´immagine per antonomasia. Chi spera di trovare un film contro Silvio Berlusconi rischia di rimanere deluso: non ci sono rivelazioni scioccanti, sono cose che nel nostro paese già ci sanno. Tra le note folkloristiche che i suoi personaggi hanno donato (molto probabilmente facendo i loro calcoli) a Gandini, però, emerge l´angoscia di una società che non sia più padrona di se stessa. E questo è molto più preoccupante persino di quella che alcuni hanno definito la “dittatura” di Berlusconi, che, per giunta, a detta di Lele Mora, non ha nemmeno la caratura di quel grande statista che era Mussolini.


