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Sogno il mondo il venerdì

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 23-08-2009

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sogno il mondo il venerdi Sogno il mondo il venerdìUn condominio della periferia di Milano. Tante storie che si intrecciano. Due arabi che fanno una rapina per comperare il permesso di soggiorno; un bancario indebitato col gioco d´azzardo che ruba soldi ai clienti e fa entrare nelle sue trame un trans innamorato di lui; due lesbiche che sopravvivono in un minuscolo appartamento, l´una lavorando come infermiera, l´altra attaccata alla bottiglia e ai ricordi di un figlio che non vede da anni; un gay vessato al lavoro dal padrone. Lottano, si arrabbiano, cercano conforto e, ogni tanto, cantano in mezzo a una strada. E intorno la città , di cui sono comparse…

Giunto al suo quarto lungometraggio, Pasquale Marrazzo, regista napoletano di origine ma milanese d´adozione, porta una sua personale visione della realtà  cupa e pessimista: la città  è solo un coacervo di persone con belle speranze e disperazioni crescenti, che si scontrano senza incontrarsi, e che ogni tanto si fermano a cantare, irrimediabilmente sole; Milano è vista nei suoi luoghi più malinconici, lontana anni-luce dai megacambiamenti di un Expo futuro che non interessa alla gente comune, ma anche dai clichè luminosi e colorati cui siamo abituati da troppa pubblicità ; gruppi di macerie in quartieri che stanno mutando pelle, e che fra pochi anni non riconosceremo più: questa è la Milano di Marrazzo, e vengono in mente certi scorci dei primi film di Olmi, che raccontava una metropoli camaleontica e purtroppo ormai inesistente.
La denuncia di una socialità  disastrata ha la forza della sincerità  e la potenza di immagini esterne che descrivono una metropoli semi-distrutta e incapace di reagire; purtroppo il film vola troppo alto e la sceneggiatura perde a volte quella verità  che i volti, invece, posseggono con un´ottima naturalezza espressiva; il cast è infatti ottimamente assortito, potendo avvalersi di attori di estrazione teatrale grazie anche alle collaborazioni di Marrazzo, fin dalla fine degli anni ´80, con Syxty e Loris, fautori del Teatro Out Off di Milano, fucina di un´avanguardia teatrale importante. La scelta di inserire momenti in cui gli attori cantano rompe il ritmo, ma alla lunga rischia di diventare stucchevole, anche perché i momenti musicali sono troppo lunghi e, alla fine, quasi “telefonati”.
Rimane un´urgenza di fondo e il desiderio di esprimere una rabbia che sorge dalla pancia, piu´ che da un ragionamento: questa è la forza della pellicola, questo il motivo per cui sarebbe giusta la sua visione. I margini di miglioramento sono evidenti, soprattutto a partire da una progettualità  più definita, ma lo sforzo di rendere visibile una “ruspantezza” di fondo nell´approccio al lavoro filmico è encomiabile. Con tutto ciò, rimaniamo strettamente in ambito underground, anche se l´occhio di Marrazzo ci pare maturo per fare quel salto di qualità  che tutti ci auguriamo.

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