Locarno 2009 – Flux and mutability
Posted by Davide Verazzani | Posted in Locarno 2009 | Posted on 13-08-2009
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Lasciare scorrere la fantasia, magari mentre si è distesi su qualche spiaggia estiva e I neuroni rotolano uno contro l´altro senza direzione precisa. In vacanza pure loro, a tratti crean traiettorie simili a nuove geometrie, a volte se ne infischiando bellamente della razionalità occidentale in cui siamo immersi. Al risveglio, la bellezza chiede il conto, e si vuole ricordare solo la tela piu´ bella.
Il Concorso sta sparando le sue ultime cartucce, e lo fa con due film simili sia per la trama che per la pretenziosità e l´artificiosità letteraria di cui sono imbevuti: l´argentino La invencion de la carne e il francese Au vouleur.
Il primo narra il viaggio di un uomo e una donna verso un paesino dove lui, studente di medicina soggetto ad attacchi di panico notturni, ruberà un neonato per garantirsi attimi di tranquillità . Elevando il nulla a categoria spirituale e cinematografica, sarebbe un capolavoro; purtroppo vorremmo capire quale sia il messaggio che ci trasmette, e sbuffando si arriva alla conclusione che dal vuoto non si ricava molto. Immagini pittoriche, in qualche caso, e una recitazione antinaturalistica non proiettano nulla alla nostra coscienza, se non una sorta di patina intellettualoide che non sa epsrimersi in una lingua compiuta.
Il secondo narra di un uomo e una donna che, incontratisi per caso (lui, ladruncolo, soccorre lei, supplente di tedesco, dopo che è stata investita, rubandole un orologio), si innamorano e, dopo un inseguimento da parte della polizia per un errore di lui, scelgono di lasciare la civiltà e di rifugiarsi in un bunker sulle rive di un fiume. Il tema della contrapposizione fra la violenza dei rapporti metropolitani e la dolcezza bucolica di una naturea selvaggia, certo non nuovo al cinema, approda a situazioni surreali, dialoghi non-sense, e banali sottolineature senza scopo (musica gospel sulle rive del fiume, un cane che diventa amico della coppia). Peccato per Guillaume Depardieu, morto poco dopo le riprese, che lascia un testamento spirituale di infimo ordine.
Da valutare con attenzione, invece, le proposte dei Cineasti del Presente.
L´argentino Todos mienten, una volta scontata una trama quasi inintellegibile (un gruppo di amici in una villa giocano a ricostruire l´albero genealogico di una di loro), ha il pregio di un lavoro di stile a livello di riprese, con una macchina da presa mobilissima e piani sequenza da brivido, e di un cast affiatatissimo, formato da attori di teatro di solida preparazione, che non sbagliano un tempo. Forse meglio come piece teatrale che come fil, rimane peraltro un tentativo interessante.
L´italiano Corso Salani, dopo aver vinto due anni fa con il mediocre Imatra, ci riprova con Mirna. Il ritratto di una donna argentina che fugge da Buenos Aires per trovare se stessa in un paesino arroccato sulle Ande, inframmezzato dalle sospiranti parole di Monica, la sua compagna cittadina, che ricorda i momenti trascorsi insieme, ha momenti di poesia lancinante e vive soprattutto dei primissimi piani di Magali´ Lopez, che un viso dalla espressività inusuale e movimenti impercettibili che sottolineano le emozioni. Pur in una sua rarefazione di fondo, che a volte fa presagire una certa improvvisazione nell´intero progetto, Mirna ha la capacità di arrivare al cuore di chi guarda, a patto che si abbia il desiderio di lasciatrsi trasportare dall´onda di immagini che screutano quasi sempre gli occhi mobili di una giovane donna in cerca di un possibile assoluto.
Qualche accenno per la grande delusione della Piazza Grande, il ticinese La valle delle ombre. Tratto da due romanzi di Eraldo Baldini, e sceneggiato da lui stesso insieme a Sandrone Dazieri e Giampiero Rigosi, tenta di penetrare i misteri eterni delle ancestrali storie che si tramandano in montagna durante le lunghe notti d´inverno. Purtroppo la narrazione è spezzata, il plot principale (un´estate di formazione di un bambino di città nel paesino del nonno) viene sommerso da subplot ridondanti e scollegati fra loro, immagini di incredibile dilettantismo, citazioni cinefile ridicole (addirittura, l´Hitchcock di Psycho!). Il fascino del mistero viene ben presto sostituito da un´involontaria comicità , che fa del film una delle piu´ assurde parodie dei film horror. Ben lontano dalle intenzioni dell´autore, crediamo.


