Locarno 2009 – Forbidden colours
Posted by Davide Verazzani | Posted in Locarno 2009 | Posted on 11-08-2009
0
I racconti smuovono le montagne. Ci si incontra e si vomitano parole per descrivere vicende vissute ; oppure si pitturano immagini che colorano paesaggi interiori, cercando poi di comunicare tutto questo all´interlocutore. In ogni caso, non si resta indifferenti, se solo ci si ferma ad ascoltare.
Ugualmente è pressocchè impossibile voltare lo sguardo dall´altra parte quando si assiste alla proiezione di Piombo fuso, documentario di Stefano Savona presentato nella sezione Cineasti del Presente. Il regista italiano, trovatosi a Gaza durante i bombardamenti israeliani dell´inverno scorso, ne esce portando con sè immagini che nessuno ha mai potuto vedere. L´orrore della guerra viene mostrato senza commenti, immergendoci in un gorgo infinito di dolore e angoscia. La scelta stilistica dell´autore, che privilegia la violenza delle immagini rispetto a una sceneggiatura post-prodotta, ha una forza dirompente che pero´, paradossalmente, a volte ci lascia inerti, quasi come se fossimo assuefatti a visioni talmente tragiche e avessimo bisogno di una voce che ce le descriva. Un documento di importanza capitale, che non aggiunge nè toglie nulla alle nostre convinzioni (anzi, semmai ne rafforza molte) ma che andrebbe fatto girare in certi ambienti per mostrare gli effetti devastanti delle ipocrisie governative.
Ben diverse, invece, le immagini di Andrzej Wajda: Let´s shoot!, documentario girato dagli allievi della scuola di cinema del regista polacco che rappresenta le fasi di lavorazione di Katyn (il film sull´eccidio di militari polacchi da parte dell´Armata Rossa che tante sterili polemiche politiche ha portato, negli ultimi mesi, in Italia). Il lavoro di un regista affermato, durante una produzione costosa e di alto livello, viene documentato puntualmente, con la voce fuori campo di Wajda che sottolinea i momenti del suo lavoro. Poco interessante, se non per chi è curioso di come funziona un vero e proprio set; ma rimangono in mente le parole del regista, che sottolinea quanto gli unicà momenti creativi di un film sono la scelta del soggetto e la creazione del cast: per il resto, si tratta solo di routine.
Sconvolgenti in senso lato, soprattutto per gli amanti del calcio sono invece le riprese di Les arbitres. Il belga Yves Hinant ha seguito passo passo alcuni arbitri designati durante le partite del Campionato Europeo del 2008, documentandone cameratismi, timori, allenamenti, fino ai momenti pre e dopo partita e, addirittura, in campo, attraverso l´uso di microfoni incorporati nelle cuffiette con cui i direttori di gara comunicano, durante l´incontro, con i guardalinee. Il tutto condito con la vita quotidiana delle famiglie degli arbitri, che a casa seguono il marito/padre/figlio guardando la televisione. L´umanita´ che ne consegue è quasi scioccante: la vita di un arbitro, finora inaccessibile, diventa familiare, e vengono sottolineati tutti gli aspetti, organizzativi e professionali, tipici di un lavoro come qualunque altro, smitizzandone la figura ma non il ruolo e, anzi, contribuendo a stemperare isterismi e follie collettive che circondano il calcio. Sarebbe fondamentale trasmettere un simile documentario in tv, anche per una possibile presa di coscienza delle frange meno estremiste delle tifoserie.
In concorso abbiamo visto invece il lungometraggio iraniano Frontier blues, di Babak Jalali. Attraverso una camera spesso fissa, si scrutano le vicende di improbabili personaggi che vivono nel nord dell´Iran, vicino alla frontiera con la Turchia. Un´area vasta, semi-desertica, dove gli abitanti non sentono l´appartenenza a una nazione; c´è chi vuole fuggire, chi si rassegna a un´esistenza senza scopo, chi non sa che fare: tutti, comunque, sentono la mancanza di qualcosa, e il senso doloroso della perdita è nei loro sguardi, spesso fissi e vacui. Fra momenti che rimandano al Kaurismaki piu´ intimo e altri che fanno venire in mente il Kusturica meno movimentato, il film giunge a una fine sospesa ma improvvisa, come se si fosse chiarita, in un istante, l´impossibilità di uscire dal circolo vizioso. Programmaticamente estetizzante, ma forte e sincero, è sin qui una delle migliori visioni del Festival.
Incoming search terms:
- forbidden colours che ne pensate?


