Sogno il mondo il venerdì
di Davide Verazzani
Un condominio della periferia di Milano. Tante storie che si intrecciano. Due arabi che fanno una rapina per comperare il permesso di soggiorno; un bancario indebitato col gioco d’azzardo che ruba soldi ai clienti e fa entrare nelle sue trame un trans innamorato di lui; due lesbiche che sopravvivono in un minuscolo appartamento, l’una lavorando come infermiera, l’altra attaccata alla bottiglia e ai ricordi di un figlio che non vede da anni; un gay vessato al lavoro dal padrone. Lottano, si arrabbiano, cercano conforto e, ogni tanto, cantano in mezzo a una strada. E intorno la città, di cui sono comparse…
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Pochi attimi ancora, e il festival sarà concluso. Ombrelloni immaginari si chiuderanno e la lunga vacanza terminerà, per farci riapprovare in una realtà che immaginiamo, fuori dalla sala dove ci appollaiamo a rincorrere i sogni. Poche note, allora, per ricordare gli ultimi fasti.
Lasciare scorrere la fantasia, magari mentre si è distesi su qualche spiaggia estiva e I neuroni rotolano uno contro l’altro senza direzione precisa. In vacanza pure loro, a tratti crean traiettorie simili a nuove geometrie, a volte se ne infischiando bellamente della razionalità occidentale in cui siamo immersi. Al risveglio, la bellezza chiede il conto, e si vuole ricordare solo la tela piu’ bella.
I racconti smuovono le montagne. Ci si incontra e si vomitano parole per descrivere vicende vissute ; oppure si pitturano immagini che colorano paesaggi interiori, cercando poi di comunicare tutto questo all’interlocutore. In ogni caso, non si resta indifferenti, se solo ci si ferma ad ascoltare.
Ragazzini che ciondolano. Che si lasciano cadere, stanchi, sulle panchine. Che confabulano fra di loro raccontandosi il prossimo nuovo grande amore. Che ti guardano sfrontati sotto i loro ciuffi, padroni di un mondo che non comprendono. Che camminano in branco ridendo. Sono tanti, a Locarno. Piu’ di quanti si possano pensare, in una località lacustre adatta a riposi da terza età piu’ che ai sogni adoledcenziali. Si incontrano anche sullo schermo. Per le varie coincidenze festivaliere, spesso accomunati in un paio di giorni.
Il week end svizzero porta piu’ scarpe fra i vicoli, l’immancabile pioggia torrenziale e nuovi volti da scrutare. E una pletora di film italiani e artisti italiani, tutti riuniti in 2 giorni per la gioia di turisti e accreditati.
Quanto dolore dietro ai sorrisi di ogni vacanza. Quanta ansia dietro ai gesti consueti. I passi ripercorrono sentieri già battuti. La memoria va a cio’ che doveva essere e non è stato. Si puo’ vivere ugualmente, ma con l’urgenza derivante dalla caducità.
Locarno è quel luogo dell’anima dove gli opposti si tingono di grigio. Cominciando e continuando ad attrarsi, peraltro. Senza che si senta la necessità di chiedersi il perchè: si vive del tutto tranquilli come le acque del lago, semmai vagamente increspati dal sole a picco; consci, d’altronde, che fra qualche giorno un tremendo acquazzone inonderà Piazza Grande: tanto è sempre cosi’, si sa.
L’inizio di un festival cinematografico somiglia spesso a un’avventura: gli operai stanno ancora finendo di montare palchi e strutture, gli addetti stampa sono ancora sorridenti e sereni, gli accreditati arrivano alla spicciolata e si salutano come quando ci si ritrova, come ogni anno, a una “stessa spiaggia stesso mare” da anni ’60.