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Vincere

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 01-06-2009

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vincere VincereIda Dalser, amante trentina del giovane Benito Mussolini (e, forse, sua prima moglie e madre del suo primogenito), appassionata fino al punto di vendere i suoi beni per finanziare la nascita del Popolo d´Italia, viene poi ripudiata quando Mussolini raggiunge il potere. Ida trascorrerà  suoi ultimi 15 anni di vita in un manicomio, lontano dagli affetti e dai suoi averi, dove morirà  nel 1937.

Crediamo sia chiaro come l´intento di Bellocchio non fosse quello di fare un film politico. Il suo occhio è totalmente sulla vicenda umana di una donna che lotta contro il potere e l´ottusità  degli uomini per affermare principi che ci appaiono elementari; non è un caso se il volto di Ida (interpretata in modo commovente e partecipe da Giovanna Mezzogiorno, forse alla sua migliore prova d´attrice)è in quasi tutte le inquadrature, e se a un certo punto è lei che, guardando in macchina (in una delle scene più belle di tutto il film) ci osserva quasi chiedendoci un aiuto e una conferma alla sua lotta.
Nonostante questo, però, invariabilmente la pellicola diventa, in un certo modo, politica. Non nel senso che al suo interno vi sia una visione del fascismo contrapposto ai sani principi della democrazia, quanto perché i temi cari a Bellocchio, quali la ribellione nei confronti di un ordine precostituito, il rapporto malato della società  con la religione, l´assolutizzazione della psichiatria, pongono domande sull´organizzazione sociale e sulle regole del vivere civile. Mussolini diventa quindi solamente il simbolo di un potere che macina il sentimento e la pietas, non solo un dittatore che ha portato l´Italia sull´orlo del baratro, e al centro della scena, a circondare la giovane trentina, ci sono suore bugiarde o compassionevoli, retoriche o ciniche, dottori pragmatici o abulici, politici beffardi, parenti in un silenzio obbligato. Si potrebbe arrivare a sottolineare la potenza dell´immagine nella creazione del Mito (Mussolini fonda la sua potenza sull´abile manipolazione dell´informazione, non diversamente da certi politici di oggi), in questo spinti dal fatto che il Mussolini dittatore viene mostrato solo attraverso filmati di repertorio e non con l´invecchiamento dell´attore che lo impersona da giovane (il mai abbastanza lodato Filippo Timi, sopra le righe il giusto per esaltare le sue doti di teatrante di ricerca). Già  attraverso queste poche righe, d´altronde, si intravvede il vero limite di questo film, capace di emozionare ma anche di confondere: la carne al fuoco è davvero troppa, e non c´è lo spazio necessario per riuscire a esprimere tutti i sottotesti generati da un contesto talmente esplosivo. Ecco quindi che vengono persi, in salti temporali discutibili, alcuni spezzoni dell´inizio della relazione Mussolini-Dalser; ecco che i parenti di Ida rimangono solo figure senza troppo spessore, nonostante Fausto Russo Alesi riesca, con poche inquadrature, a tratteggiare il cupo dolore del cognato della Dalser; ecco che l´amore della donna per il giovane e visionario Benito non viene adeguatamente approfondito, somigliando più a una folle passione carnale che a un sentimento adulto e compiuto.
Di questo film, coraggioso ma incompiuto, restano, oltre alle già  citate prove degli attori (guarda caso, quasi tutti provenienti da un teatro di sperimentazione e avanguardia più che dai casting tele-guidati cui ci ha abituato certo cinema italiano, ripieno da tempo delle solite facce) , le meravigliose inquadrature del “cameraman” Ciprì, tele pittoriche da autore di razza, degne delle più belle prove di Greenaway, un uso della luce sopraffino, che sgrana i volti dei due protagonisti durante l´amore per renderli definiti con il passare degli anni, e la capacità  di mescolare spezzoni di vecchie pellicole (memorabile quella tratta da Il monello di Chaplin) senza appesantire la vicenda, ma anzi accompagnandola rendendoci ad essa partecipi. Per fare di più e meglio, ci sarebbero volute 4 ore di durata, o forse anche solo una sceneggiatura più potente. Così, resta una prova densa e complessa, non facilmente digeribile ma misteriosamente affascinante.

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