Star Trek
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 07-05-2009
Tag:Cloverfield, J.J.-Abrams, Lost, Mission:-Impossible-III, Star-Trek, Star-Wars
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XXIII secolo. James “Jim” Tiberius Kirk sembra il classico ribelle da strapazzo, pronto tanto alle bravate in macchina quanto alla rissa immotivata. Ma in realtà è figlio di George, ufficiale che sacrificò la propria vita pur di permettere l’evacuazione dell’astronave di cui era comandante e la nascita dell’erede. Spock è un giovane vulcaniano, apparentemente del tutto alieno da qualunque sentimento ma la cui parte umana (la madre è una terrestre) è pronta a riemergere. I due si incontrano tra i cadetti spaziali, e di certo non si piacciono d’acchito: ma un’emergenza li costringe a convivere a bordo della nuovissima Enterprise, nave ammiraglia della Federazione. E, fronteggiando un nemico temibile come il romulano Nero, finiranno per conoscersi e tracciare un destino comune. Il resto è già storia, e quella storia si chiama Star Trek…
E’ possibile innovare una storia che, tra serie tv e film, va avanti da quarant’anni? Introdurre qualche (ma anche molti) elementi nuovi senza tradire per questo lo spirito di un mito pop del ventesimo secolo? E farlo nonostante uno di quei budget imponenti che quasi inevitabilmente costringono ad appiattirsi su quanto già visto ed esperito in modo da non scontentare né i fan né lo spettatore occasionale? Qualunque executive hollywoodiano probabilmente risponderebbe di no, e questo è con tutta probabilità la vera ragione dello stato di crisi di una cinematografia – quella americana – che sembra sempre più richiudersi su se stessa, ricchissima com’è di talenti ma sempre meno disposta a rischiare il minimo. Ma ci sono delle eccezioni, e Star Trek fortunatamente vi appartiene. Merito senz’altro di un regista come J.J. Abrams, che aveva rivoluzionato il mondo del telefilm seriale con Lost ma al cinema, tra Mission: Impossible III e Cloverfield era fin qui riuscito a mostrare solo parte del proprio talento. Abrams, che ha spesse volte dichiarato di non essere un fan della serie originale: ma che evidentemente ha presentissimi meccanismi, icone e tecniche narrative dell’immaginario collettivo attuale. E che, tra l’altro, ha l’intelligenza di farsi affiancare per la sceneggiatura da due “trekkisti” confessi. Il risultato finale è una di quelle pellicole che riconciliano col cinema – cinema, ponendosi come uno standard di cui tenere conto per ogni sviluppo successivo non solo della serie (anche qui il sequel è annunciatissimo, ma per una volta in maniera non pretestuosa) ma del cinema d’azione di qui a venire. Merito di una sceneggiatura per certi aspetti geniale, che senza cadere nella trappola del sovraccarico di piste narrative e colpi di scena riesce nel compito di creare davvero un nuovo inizio della saga rendendo inadeguati termini come prequel o reboot. Di una regia robustissima, che sa avvalersi senza farsi soffocare degli effetti speciali e di un cast di “quasi famosi” (o totali sconosciuti) perfettamente funzionali ai personaggi incarnati. Di un montaggio senza sbavature, per cui le due ore scorrono senza farsene davvero accorgere. E di un affettuoso umorismo di fondo che non esclude né la suspence né il pathos, regalando nel finale un cortocircuito (ma non dico altro) tra storia e novità di quelli da mandare a memoria per ogni, per quanto distratto, cinefilo. Più Star Wars che Star Trek, ha storto il naso qualche irriducibile purista: verissimo, ma nel senso che ci sono tutte le caratteristiche perché diventi una pellicola seminale come fu quella di Lucas. Da vedere? Da vedere, anche per chi – come il sottoscritto – di solito ama tutt’altro tipo di opere: ma, se l’intrattenimento è un genere a sé stante, qui siamo di fronte a un possibile caposaldo.


