Soffocare
Victor, un sessuomane alle prese con la madre che, malata di Alzheimer, non lo riconosce più, si trova a fare i conti con la propria esistenza. Da un lato un’infanzia senza punti di riferimento, con i continui spostamenti voluti dalla madre ossessionata dalla paura di essere spiata e controllata, dall’altro un presente di sesso e riunioni per uscire dalla dipendenza che si concludono con altro sesso, Victor cerca affetto e denaro in ricchi uomini di una certa età da cui si fa salvare fingendo di soffocare. Finchè, nell’ospedale dove è ricoverata la madre, conosce Paige, infermiera, che si appassiona al suo caso.
In questo adattamento dall’omonimo romanzo di Chuck Pahlaniuk (la sceneggiatura è sua e del regista Clark Gregg) ci sono ancora una volta tutti gli ingredienti di una trama intrigante: i temi degli scambi di persona e di personalità, e della forza degli istinti (in Fight Club era la violenza, qui è il sesso) tornano, seppur con meno decisione e incisività.
Non si può, infatti, prescindere dal misurarsi con il cult che è diventato Fight Club, nonostante, ovviamente il regista sia diverso, e non notare, quindi come questo film sia girato in tono minore, forse anche perchè si concentra, seppure con gli strumenti della commedia, su aspetti più intimi della vita del suo protagonista, che segue a tutto tondo. In primo piano, infatti, sembrano esserci il rapporto tra Victor e sua madre, un’esilarante Anjelica Huston, e, di conseguenza, il rapporto tra Victor e le donne.
Di conseguenza, è in tono minore anche l’esperienza che lo spettatore compie: se i tempi e gli stilemi della commedia sono rispettati appieno, e forse anche portati al loro massimo, lo stesso non si può dire della regia e della struttura di fondo del film. Gregg, al suo esordio alla regia, si affida troppo alla bravura e all’estro dei suoi attori, come dimenticandosi di dare un’impostazione, un’idea al film. E gli attori hanno risposto in maniera egregia alle sue aspettative, e questo vale per il trio di protagonisti, Sam Rockwell, Anjelica Huston e Kelly Macdoland, che insieme a Brad William Henke hanno vinto un premio speciale al Sundance proprio per il loro lavoro come cast, come per la corte di personaggi minori tra cui figura anche un cameo dello stesso Gregg nel ruolo del rompicoglioni. Ma un film non può basarsi solo su dei personaggi divertenti e ben interpretati, e alla lunga la raffica di battute e gag annoia lo spettatore che si perde nei rivoli della trama.
Proprio per questo motivo giungono inaspettate e spiazzanti alcune scene finali da cui emerge una sorta di morale, seppur amorale, che culmina nel finale che se ha il potere di mettere chiunque di buon umore, può non convincere gli spettatori più critici ed esigenti.
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