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Che – guerriglia

Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 26-04-2009

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cheguerrilla Che   guerriglia1965: Ernesto “Che” Guevara decide di rinunciare ad ogni incarico a Cuba per tornare in azione. 1966: dopo un paio di tentativi africani il Che, accompagnato da un gruppo di fedelissimi, si reca in Bolivia. Il paese sembra lo scenario perfetto per una replica della rivoluzione cubana: popolazione contadina ridotta allo stremo, un presidente – Barrientos – corrotto e violento, un forte movimento comunista locale. Ma, dopo qualche sporadico successo iniziale, le cose cominciano a mettersi male. Vuoi per fatalismo vuoi per diffidenza nei confronti dello straniero la popolazione si dimostra, se non proprio ostile, indifferente al messaggio rivoluzionario. Il partito comunista rifiuta il suo appoggio ai guerriglieri. E, soprattutto, memori dell’ errore di valutazione compiuto a Cuba, gli americani sono ben decisi ad impedire una fiammata rivoluzionaria in Sudamerica, tanto da inviare uomini e mezzi ma negare rocciosamente la presenza del nemico – icona per impedire eventuali coinvolgimenti popolari. Decimati giorno dopo giorno, debilitati da malattie e mancanza di cibo, i guerriglieri si rendono presto conto di essere senza via d’uscita. Ferito e catturato, dopo poco più di un anno dall’inizio dell’avventura boliviana, il Che verrà  ucciso il 9 ottobre 1967.

Che – guerriglia conclude il dittico dedicato a Guevara da Soderbergh. Impresa per certi aspetti epica – oltre 260′ complessivi girati in realtà  in un tempo brevissimo, quasi si trattasse davvero di un’operazione guerrigliera, con tanto di utilizzo di una nuova macchina digitale – e senz’altro molto utile a fare il punto su uno dei registi americani più importanti nel bene e nel male dell’ultimo decennio. Purtroppo, non molto più utile che a questo: e conferma lo iato difficilmente colmabile tra capacità  tecniche (indubitabili) e autorialità  (discutibilissima) che da sempre segna il suo cinema. Spesso tramato da cose belle e da titoli preziosi, ma assai più spesso prigioniero di una sintesi probabilmente impossibile tra cinefilia e mercato. Ne è una buona dimostrazione la pellicola in causa. Che si apre con una sequenza geniale nella sua semplicità  â€“ Castro che alla televisione legge il messaggio di addio di Fidel, il tutto ripreso con l’ inquadratura fissa di un televisore posto di sbieco rispetto alla m.d.p.– per poi smarrirsi in un simil – documentarismo di maniera che, qua e là , sembra rimandare addirittura a Straub/Huillet, con tanto di riproposizione della panoramica lentissima che apriva Sicilia!. Che rende perfettamente la sensazione – lo spaesamento, la frustrazione, infine la disperazione dei rivoluzionari man mano sempre più consci di essere prossimi all’annientamento – ma sembra dimenticare il senso, nulla dicendoci del percorso che ha portato il protagonista a quelle scelte e della situazione geopolitica che lo circondava. Che, è questo è più grave, assomma nomi e comparsate di personaggi diversamente decisivi di quella sfortunata avventura – da Fidel Castro a Tanya al francese Debray – come fossero figurine da mettere in mostra per testimoniare di una ricerca storica forse accurata ma certamente inerte e lasciata a se stessa. Che, infine, mette capo a una pellicola noiosa, troppo lunga ed incapace di coinvolgere, andando così ben oltre la semplice “presa di distanza” imposta per certi versi dalla figura del protagonista. Cui Del Toro regala, come nella prima parte, un’interpretazione magnifica ma straniata, quasi ad impedire ogni processo di identificazione iconica. Lodevole, ma facile: e basta confrontare il risultato finale con un altro dittico attualmente in circolazione – il magnifico e furente Nemico pubblico n. 1 di Richet – per verificare i limiti di un’operazione assai evidentemente di testa più che di cuore. E dimostrare, come pure accade, di padroneggiare stili e stilemi di un secolo di cinema non significa affatto essere in possesso di una cifra personale. Non orribile, questo no: ma di certo facilmente rimovibile, e per certi aspetti è peggio.

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