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Otto racconti che girano intorno a un unico argomento: l´amore, qualche volta tra genitori e figli, più spesso tra un uomo e una donna. Personaggi slegati tra loro, in luoghi lontani e vicini allo stesso tempo, perché l´amore sembra essere lo stesso a Londra, in un piccolo stato sudamericano e in un paese della Sardegna.
Di sicuro, Flavio Soriga sa scrivere.
E possiede anche una certa musicalità nella scrittura, musicalità che ti porta avanti nella lettura del primo racconto, senza fatica. Musicalità che ti permette di procedere, magari un po´ a rilento, nel secondo, ma comincia già a diventare ripetitiva . Musicalità che a partire dal terzo racconto ti stufa. Perché in mezzo alla musicalità c’è poco o nulla.
Niente di grave, capita spesso con alcuni autori italiani. Ti conquistano con lo stile. Addirittura ti spingono a leggere per intero un intero libro che mai avresti nemmeno spinto oltre la pagina 50, se non fosse che … accidenti, quanto è scritto bene …
Il problema arriva all’ultima pagina, quando ti rendi conto che il filo conduttore dei racconti, il pretesto dell’amore qui e in ogni luogo, o meglio, a Londra e in altri luoghi, è piuttosto labile.
Perché a fine lettura ti accorgi che la canzone (si deve decisamente parlare di canzone, davanti a un libro del genere…) era anche orecchiabile, ma è una canzone che si dimentica nell’arco di una giornata. Già verso la sera del giorno successivo nessuno dei personaggi che hai incontrato ti torna in mente, nessuno ti ha raccontato qualcosa di interessante, che ti porterai dietro per tutta la vita. Non hai nessuna nuova percezione sull’amore da portarti dietro, e da comparare con le prossime percezioni sull’amore che incontrerai nelle prossime letture.
Il limite di Flavio Soriga è che probabilmente si deve essere musicisti, per poterlo apprezzare fino in fondo.
Però è una fregatura, per chi si sarebbe accontentato di leggere un buon libro, risparmiandosi gli eccessi di stile.
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