Che - guerriglia
di Marco Cavalleri
1965: Ernesto “Che” Guevara decide di rinunciare ad ogni incarico a Cuba per tornare in azione. 1966: dopo un paio di tentativi africani il Che, accompagnato da un gruppo di fedelissimi, si reca in Bolivia. Il paese sembra lo scenario perfetto per una replica della rivoluzione cubana: popolazione contadina ridotta allo stremo, un presidente – Barrientos – corrotto e violento, un forte movimento comunista locale. Ma, dopo qualche sporadico successo iniziale, le cose cominciano a mettersi male. Vuoi per fatalismo vuoi per diffidenza nei confronti dello straniero la popolazione si dimostra, se non proprio ostile, indifferente al messaggio rivoluzionario. Il partito comunista rifiuta il suo appoggio ai guerriglieri. E, soprattutto, memori dell’ errore di valutazione compiuto a Cuba, gli americani sono ben decisi ad impedire una fiammata rivoluzionaria in Sudamerica, tanto da inviare uomini e mezzi ma negare rocciosamente la presenza del nemico – icona per impedire eventuali coinvolgimenti popolari. Decimati giorno dopo giorno, debilitati da malattie e mancanza di cibo, i guerriglieri si rendono presto conto di essere senza via d’uscita. Ferito e catturato, dopo poco più di un anno dall’inizio dell’avventura boliviana, il Che verrà ucciso il 9 ottobre 1967.
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Francia, anni ‘70: tornato dal Canada, Jacques Mesrine è ormai additato da tutti come il nemico pubblico n. 1. Per i suoi colpi sempre più audaci, per le sue rocambolesche evasioni (di cui una prendendo in ostaggio il giudice che officia un processo a suo carico), per una autobiografia scritta in carcere e volutamente sopra le righe in cui si vanta di aver ucciso oltre quaranta persone. Per la sua abilità, infine, di dipingersi come una sorta di anarchico Robin Hood delle periferie, che ruba sì per se stesso e la bella vita ma anche in una vaga prospettiva anti – sistema. Ma dietro l’immagine pubblica si nasconde un uomo sempre più paranoico e isolato, che cambia complici ad ogni nuova impresa criminale scivolando in un delirio (auto)distruttivo fatto di mitomania, improbabili svolte politiche con tanto di contatti col terrorismo francese ed italiano e improvvise esplosioni di violenza. Non durerà a lungo: come da lui stesso profetizzato nel corso di un’intervista non arriverà alla vecchiaia. Il 2 novembre 1979, in seguito ad una gigantesca operazione di polizia coordinata dal suo avversario di elezione commissario Broussard, Mesrine viene ucciso alla Porta di Clignancourt.
Matteo è un trentenne laureato in matematica che si barcamena fra un lavoro svogliato da 1000 euro al mese nel settore marketing di una multinazionale, i seminari universitari che tiene per gratuita devozione verso il suo vecchio professore e l’amicizia di lunga data con Francesco, un proiezionista svagato mago della Playstation con cui condivide la casa. All’improvviso, la sua vita cambia: in azienda, dove gli affari vanno male e si rischia il posto ogni giorno, conosce la provocante Angelica, nuovo capo del marketing; in casa arriva Beatrice, cugina di un secondo coinquilino svaporato dalla sera alla mattina; la sua fidanzata Valentina, infermiera stakanovista, lo lascia all’improvviso….
Cosa fare quando la fabbrica in cui hai lavorato per anni chiude dalla sera alla mattina e vieni liquidato con la miseria di 2000 euro? Ma uccidere il padrone, naturalmente, se non altro per lanciare un avvertimento non dei più scherzosi. L’idea viene alle dieci operaie di uno stabilimento tessile e a coordinare il progetto viene chiamata Louise. Che però in realtà si chiama Jean Pierre, è un avanzo di galera che si è finto donna per trovare lavoro e non sa leggere. Normale che in condizioni simili si affidi a qualcuno che gli somiglia: Michel, agente di sicurezza privato. Che in realtà è donna, ha orrore del sangue e non ha mai usato un’arma in vita sua se non per sparare al cielo stellato. Nonostante le desolanti premesse, i due si mettono all’opera: scoprendo però che, in epoca di globalizzazione, il vero problema non è uccidere il padrone, ma trovarlo…
1956: la Grandma salpa da Miami con 80 persone a bordo, direzione Cuba. Obiettivo: rovesciare il regime del dittatore Fulgencio Batista. A bordo, oltre il capo Fidel Castro, un giovane medico argentino rifugiatosi a Città del Messico che si chiama Ernesto Guevara. 1964: Ernesto “Che” Guevara parla all’ONU per difendere Cuba dalle accuse rivoltegli dagli altri stati del continente americano. In mezzo la rivoluzione castrista, dallo sbarco al trionfo finale del gennaio 1959. Anni in cui Ernesto si è trasformato da medico idealista in capo guerrigliero, maestro dei poveri, politico irruente ma guidato da una fede inossidabile nella possibilità di ridare dignità all’intera America Latina…
Otto racconti che girano intorno a un unico argomento: l’amore, qualche volta tra genitori e figli, più spesso tra un uomo e una donna. Personaggi slegati tra loro, in luoghi lontani e vicini allo stesso tempo, perché l’amore sembra essere lo stesso a Londra, in un piccolo stato sudamericano e in un paese della Sardegna.
Nel 1954 la compagnia di sfaccendati che si ritrova al Bar Margherita, un locale con biliardo sotto i portici del centro di Bologna, si arricchisce di un ragazzo che, affascinato dalla stranezza di quella gente, arriva a farsi noleggiare un auto (millantando una passione della formosa madre verso il noleggiatore) per portare in giro Al, il “capo” della gang del bar. Il giovane, di cui nessuno sa il nome e che infatti verrà chiamato sempre Coso, vede all’opera quei personaggi che sembrano usciti dalla fantasia di un cartoonist, fino alla foto annuale, scattata come sempre in autunno davanti al Bar, nella quale sceglierà di non esserci perché, come dice, “è più bello vedervi da fuori”…