19. Marzo 2009

The international

Clive Owen in una scena del filmLouis Salinger, impavido e aitante agente dell’Interpol, è da anni sulle tracce delle prove degli affari illeciti commessi dai dirigenti della IBBC, un imponente istituto bancario lussemburghese che tratta vendita di armi e sostegni ai peggiori gruppi terroristici mondiali coperti da aiuti umanitari ai paesi poveri per l’arricchimento personale di una cricca ristretta di dirigenti. Il gioco si fa pesante quando un suo collega viene misteriosamente ucciso dopo aver ascoltato la confessione di un alto dirigente della banca, deciso a vuotare il sacco. Salinger, spalleggiato da Eleanor Whitman, della Procura Distrettuale di New York, arriva per passi successivi (e viaggiando di continuo fra Europa e America fino a un finale a Istanbul) al cuore dell’attività criminale, ma molto altro sangue dovrà essere sparso….

Tom Tykwer, indimenticato regista di Lola corre e, purtroppo, anche del terrificante Profumo, esordisce nel dorato mondo del blockbuster con un film che sembra figlio dei nostri tempi (banche corrotte, intreccio fra criminalità, politica e finanza, e così via) ma che in realtà è stato scritto alcuni anni or sono. Si potrebbe obiettare che l’attività bancaria, da sempre, ha avuto un’iconografia negativa fortemente legata, in qualche modo, al malaffare, e che le succedaneità tra finanza e politica sono all’ordine del giorno da vari secoli. Non ci sentiamo di acconsentire a tali affermazioni non perchè non siano vere, ma perché porterebbero invece linfa vitale a un film che è invece quanto di più superficiale si sia potuto vedere su tali scottanti argomenti. Nel mostruoso tentativo di far vedere tutto e spiegare tutto, l’esordiente sceneggiatore Eric Singer confeziona una serie incredibile di scene che dovrebbero forse essere di suspence ma che invece, assai più spesso, risultano quasi esilaranti: la “confessione” del politico italiano ai due sconosciuti agenti dell’Interpol prima di un suo comizio, la videoconferenza fra i componenti del board esecutivo della banca mentre il capo è a casa a giocare a Othello con il figlio, le considerazioni del consigliere della banca ex membro della Stasi (ma ce ne sarebbero molte altre) sono dei gioielli di inconsistenza narrativa, ancor prima che cinematografica. Aggiungiamo a questo il fatto che, per essere un film d’azione, The international è di una noia mortale, e che troppe volte capita di sbirciare l’orologio (e di ritrarcene, affranti dal fatto che è trascorso così poco tempo!); l’effetto è inusitato, poiché Tykwer ha dimostrato in passato di saper bene usare la macchina da presa nelle scene di massa o di suspence: in questo caso, invece, a parte qualche interessante chicca (la ricerca del killer in una fila di automobili ferme a un semaforo, l’arrivo di Salinger nella sede della IBBC), sembra di assistere al compito, per giunta non eccezionale, dello studentello di una scuola di regia. Anche gli attori, il bel Clive Owen dallo sguardo vitreo e la dolce Naomi Watts dal mento volitivo e gli occhi tristi, sembrano rassegnati a un ruolo del tutto alimentare e non si sforzano neppure di sembrare credibili.
Per chi, come il sottoscritto, è di Milano, l’unica ragione che potrebbe spingere all’acquisto del biglietto è la presenza di molte scene ambientate in luoghi strategici del capoluogo lombardo (la Stazione Centrale, il Grattacielo Pirelli, corso Italia); nonostante l’enfasi con cui il presidente della Regione ha presentato alla stampa l’uscita del film (coprendosi vieppiù di ridicolo per avere anche annunciato la sua presenza come attore in una scena che poi, a sua totale insaputa, è stata tagliata), è davvero troppo poco anche per i milanesi.

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