La verità è che non gli piaci abbastanza
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 19-03-2009
Tag:Ben-Affleck, drew-barrymore, he-is-not-into-you, Jennifer-Connelly, la-verità -è-che-non-gli-piaci-abbastanza, Scarlett-Johansson
0
Neil e Beth stanno insieme da 7 anni, si amano ma hanno idee opposte sul matrimonio. Ben e Janine sono sposati e stanno costruendo la loro nuova casa, ma lui incontra Anna, giovane e provocante maestra di yoga, e la sua fedeltà comincia a vacillare. Gigi è una trentenne single né bella né brutta, che passa ore davanti a un telefono che non squilla in attesa della chiamata di chi l´ha portata fuori la sera prima. Tra questi c´è Conor, immobiliarista in cerca di fortuna, che è segretamente innamorato di Anna, di cui è amico e confidente da tempo, e coinquilino di Alex, misogino e opportunista proprietario di un bar alla moda, che conosce per caso Gigi e le dispensa consigli sugli uomini…
Si sentiva poco la necessità di un film basato su “He is not into you” (proprio così, con il “not” in vezzoso corsivo), best seller scritto da Greg Behrendt e Liz Tuccillo, sceneggiatori di Sex and the city (la serie tv, non il film). Il film che ne consegue è una sfilza inenarrabile di luoghi comuni sulla ricerca dell´amore, della felicità e del senso della vita da parte di un cumulo di sfaccendati trenta-quarantenni di Baltimora, che fanno sembrare, al confronto, le quattro amiche-per-la-pelle di Sex and the city delle maitre à penser di una rivoluzionaria teoria scientifico-filosofica. Girato con una fissità impressionante che rasenta la mancanza di regia da parte di Ken Kwapis, pluripremiato regista tv e autore, per il grande schermo, dei non esattamente memorabili Licenza di matrimonio, L´amore è un trucco e Quattro amiche e un paio di jeans, il film rischia di entrare nella storia quasi solamente per l´incredibile spreco di un cast altrimenti molto interessante. Forse non ci si poteva attendere granchè dai volti televisivi di Ginnifer Goodwin e Bradley Cooper, nè dal visino imbronciato di Jennifer Aniston, ma si sperava in qualcosa di meglio da Ben Affleck (che sembra tornato ai ne-fasti di Armageddon e Pearl Harbour) e Jennifer Connelly, o da Drew Barrymore e Scarlett Johansson (cui consiglierei di cambiare agente, visto che, a parte le parti che le offre Woody Allen, è da qualche anno che non ne imbrocca più una).
Se voleva essere uno spaccato di vita sociale in un precariato affettivo modernista, la pellicola non raggiunge il suo scopo, promuovendo altrimenti un happy ending dietro l´altro con la formule del “se la regola è che la vita va a rotoli, io sono un´eccezione”.
Se invece voleva essere una simpatica commedia romantica, siamo lontanissimi dalla sua realizzazione; le nuoce una lunghezza strabordante (più di 2 ore di chiacchiericcio sui minimi sistemi!), la difficoltà a immedesimarsi in personaggi strampalati che fanno di tutto per cacciarsi nelle situazioni personali più assurde, la mancanza di battute non si dice intelligenti (sarebbe chiedere troppo, forse…) ma almeno rasentanti l´estetica del “carino”.
Simile al tubare farlocco di ricchi fancazzisti in cerca di motivazioni per superare la noia esistenziale, il film giunge al termine senza lasciare nulla nemmeno in superficie.
Qualsiasi altra cosa abbiate da fare, fatela ed evitate questa sequela di stupidaggini; persino il varietà del sabato sera è preferibile a questa tortura: almeno lì si ha la certezza di perdere il proprio tempo in maniera stupida, invece qui cercano di farti credere che, a sentire certi discorsi, sei pure intelligente!


