Ponyo sulla scogliera
Posted by Marco Cavalleri | Posted in Cinema | Posted on 17-03-2009
Tag:Dea-Madre, Festival, H.-Christian-Andersen, Il-castello-errante-di-Howl, Joe-Hisaishi, La-città -incantata, Miyazaki, Orso-dOro, Oscar, Ponyo-slla-scogliera, Shintoismo, Sirenetta, Venezia
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Brunilde è un pesciolino rosso dalla faccia approssimativamente umana che vive segregata insieme alle sue consimili alla corte del padre, uno stregone subacqueo che odia l’ umanità al punto di aver rinunciato alla sua. Un giorno decide di tentare la fuga e dare un’occhiata alla superficie. Imprigionata per caso in un barattolo di vetro, viene raccolta da Sosuke, ragazzino solo che vive con la madre in una casa sulla scogliera e che, portandola con sé, la ribattezza Ponyo. E’ l’inizio di un amore infantile che spingerà il pesciolino a diventare una bambina in tutto e per tutto. Non senza traversie e pericoli, ché – tra gigantesche tsunami e sconvolgimenti celesti – è in gioco l’esistenza stessa della Terra. E solo i due piccoli protagonisti possono salvarla…
Presentato in concorso a Venezia 2008, Ponyo sulla scogliera è l’ultima fatica di Hayao Miyazaki. Vale a dire del più grande cartoonist giapponese, giustamente gratificato di premi importantissimi (tra cui Orso d’Oro e Oscar) e ritenuto autore cinematografico tout court, di quelli per intendersi da vedere sempre e comunque. Vale anche qui: ma il risultato è un po’ al di sotto del suo altissimo standard. Intendiamoci, siamo di fronte a una bella favola, di quelle che piacciono ai bambini e ai grandi per la sapiente commistione di elementi bassi e alti, di richiami culturali archetipici (La Sirenetta di Andersen e la Dea Madre dello shintoismo) e temi di attualità (l’ inquinamento marino, la terza età , la potenza devastante delle onde anomale di cui il mondo scoprì la terrificante potenza nel 2004). Il tutto reso con una maestria grafica senza pari e con una rinuncia di questi tempi ai limiti dell’eroico a qualunque facilitazione offerta dalla computer graphic, col risultato di immagini simpaticamente artigianali ma talvolta di grande impatto visivo (basti vedere la fuga dei pesciolini che si tramutano in onde mentre Ponyo/Brunilde ci corre sopra), commentato da una colonna sonora del grande Joe Hisaishi che spesso sfora – è un titolo di merito – nel puro sinfonico . A difettare un po’ è la trama, più povera – ma al tempo stesso più circonvoluta, e questo è un difetto a priori – rispetto alle sue precedenti fatiche. Con in più il sospetto strisciante di una certa vena auto – citazionistica non necessaria. Come sempre si parla dell’infanzia, delle prove iniziatiche cui è sottoposta (anche qui il tunnel, come in La città incantata), della furia purificatrice della natura (Princess Mononoke), della pura allegria che può trasmettere la vecchiaia (Il castello errante di Howl). Ma con l’impressione di una semplificazione – e di un “tirar via”, il che non è bellissimo – adatto più al pubblico infantile che ai genitori. Ma Miyazaki è grande proprio per il suo concepire l’animazione come campo da gioco per tutte le età , e l’evidente riduzione degli obiettivi non giova alla riuscita complessiva. Comunque incantevole da vedere per i motivi sopra esposti, Ponyo sulla scogliera rimane un capolavoro a metà , bellissimo visivamente ed emozionante il giusto ma dichiaratamente minore nelle ambizioni. Va benissimo lo stesso, e scambieremmo la pellicola con i quattro quinti di quel che si vede in giro: a differenza di altre sue opere, resta chiara la percezione di un quinto assolutamente superiore. Per bambini di ogni età , ma bambini davvero.


