Frozen river
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 17-03-2009
Tag:Courmayeur, frozen-river, melissa-leo, misty-upham, Noir-in-Festival, Oscar, Sundance
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Due madri sole e in cerca di espedienti in una terra inospitale al confine fra Stati Uniti e Canada ove l´unico modo per arrotondare un magro salario sembra essere quello di contrabbandare clandestini cinesi oltrepassando un fiume ghiacciato.
Sono divise da tutto, cultura, storia personale, realtà sociale (l´una bianca in preda ai debiti per via di un ex compagno dedito al gioco, l´altra indiana che vive in una roulotte nella riserva alle prese con le rigide tradizioni del clan), ma unite da un´amicizia e una solidarietà che nascono dalla diffidenza e sono figlie della disperazione e dell´indigenza.
L´ottimo lungometraggio del regista Courtney Hunt, che ha aspettato 10 anni perché un suo corto, dallo stesso titolo e sullo stesso tema, venisse prodotto, seppur da una casa indipendente low-budget, ha stravinto meritatamente il Sundance del 2008 e il Noir in Festival dello scorso dicembre (curiosamente, entrambe manifestazioni che si svolgono ai margini di valli e fiumi ghiacciati come l´ambientazione stessa del film!) e ha ricevuto anche una candidatura all´Oscar (per l´attrice protagonista “bianca”, Melissa Leo); basterebbero già queste credenziali per comprendere quanto questo film sia in grado di entrare pian piano sotto pelle e lì rimanervi, nonostante la storia narrata sia alquanto elementare. La capacità delle 2 attrici, una sceneggiatura fatta di silenzi e poche frasi smozzicate, una regia asciutta e antiretorica, sono il biglietto da visita che dà alla pellicola quel non so che di piccolo capolavoro. Il calore del sentimento di amicizia che unisce a poco a poco le due donne fa da contraltare al gelo dell´ambiente circostante, ghiacciato come se fosse deciso a impedire una qualsiasi forma di redenzione per personaggi disgraziati ma dignitosi, sempre e comunque. E anche un finale che avrebbe potuto essere, in una qualche misura, strappalacrime e “telefonato” è invece tenuto in piedi con impalpabile bravura da un regista che conosce i mezzi senza aver bisogno di budget miliardari.
Un film da vedere, assolutamente.


