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The wrestler

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 05-03-2009

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the wrestler The wrestlerNegli anni ´80 era un fenomeno del wrestling, quello duro e ante litteram rispetto agli spettacoli più soft di oggi; ma adesso, Randy “The Ram” Robinson è solo un vecchio lottatore che si arrangia lavorando in uno squallido supermarket e facendo esibizioni in palestre luride e licei carichi di nostalgici e ragazzini urlanti. Un infarto al termine di un combattimento lo obbliga a fermarsi: cerca così di instaurare una relazione con una non più giovanissima lap-dancer e torna a trovare la figlia adolescente che ha abbandonato anni prima. Ma il destino ha posto altri ostacoli dinanzi a lui…

Quando a Venezia The wrestler è stato designato come miglior film, in pochi si sono stupiti: l´impianto classicissimo dell´opera, una storia di redenzione e fallimento seguita in modo estremamente lineare, con pochissimi personaggi ma molto forti e ben delineati, che si svelano man mano e fanno mutare la vicenda grazie alle relazioni intessute fra loro, interessa facilmente il cinefilo e il critico, soprattutto in questi tempi in cui, invece, sembra andare di moda la destrutturazione artefatta e i caratteri da figurina. Ma quel che davvero fa decollare il film è l´interpretazione gigantesca di Mickey Rourke. Avrebbe potuto gigioneggiare da par suo, il vecchio leone ferito: in fin dei conti, la parte è ritagliata ad hoc su di lui, e le parole di Randy The Ram potrebbero essere facilmente scambiate per conversazioni telefoniche di Rourke con qualche vecchio amico degli anni ´80. Invece no: Rourke “interpreta” The Ram, lo fa proprio, ne scopre tutti i lati oscuri, non semplicemente cercando ed accettando i punti di contatto con se stesso, ma anche le differenze; e ce le mostra, senza remore, con un pudore e una forza che hanno del miracoloso. Pochi gesti, sottili, senza enfasi: un ballo in una sala deserta, un sorriso mentre distribuisce formaggi al supermarket, uno sguardo disperato e indimenticabile nel finale. Questo è ciò che fa la differenza fra un mestierante e un grande attore, e Rourke si dimostra un meraviglioso talento, gettatosi via per troppo amore per la vita e i suoi eccessi.
Ma non c´è solo Mickey in questo film. C´è una Marisa Tomei che è ormai rinata a nuova vita dopo anni di semi-oblio, più vera del vero nel descrivere le ansie di una quarantenne ancora indecisa sul da farsi; c´è una Evan Rachel Wood acerba e piena di rancore represso, che sa sfogarsi con rabbia emozionandoci; c´è soprattutto un regista, Darren Aronoksky, che, dopo il mediocre fantasy The fountain, ha voluto imprimere una svolta alla sua carriera con questo film, pensato per dieci anni e finalmente portato alla luce, che è un apologo triste e senza sconti sulle maschere del mondo dell´entertainment. Randy non è nessuno, dietro il bancone del supermarket o nel quartiere di baracche in cui vive, ma quando si mette il costume riappare The Ram negli antichi splendori. Un po´ come il Calvero/Chaplin di Luci della ribalta, non può esimersi dal cercare i riflettori, dal vivere un´ultima emozione, e come lui il suo sguardo è velato da un´infinita e dolcissima tristezza: la sua vita intera è su quel ring, al di fuori di esso c´è solo la cupezza di strade periferiche, i ricordi di spiagge abbandonate, l´incapacità  di essere normale. La macchina da presa sottolinea con magistrale perizia l´espressione di questo male di vivere, dapprima solleticando la curiosità  degli spettatori in un prologo dove per molti minuti Rourke viene ripreso di spalle e non mostra il suo volto tumefatto, poi seguendolo nei corridoi del supermercato come se fossero gli anfratti del Madison Square Garden, con tanto di urla eccitate del pubblico in sottofondo, infine stando appiccicata al suo corpo ferito come e più del suo animo.
Questo è un film sublime, un piccolo capolavoro che forse non passerà  alla storia ma ha i crismi del vero cinema: quello che ha una storia da raccontare, che lo sa fare su più piani di lettura, e che sa coinvolgere tutti, ognuno in modo diverso. Da vedere senza se e senza ma.

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