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L’onda

Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 28-02-2009

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londa LondaIn un liceo di una città  tedesca, durante una settimana interdisciplinare, un docente rockettaro, suo malgrado costretto a tenere un corso sull´autocrazia (anziché quello, a lui ben più congeniale, sull´anarchia), decide di sperimentare le deviazioni inconsapevoli dell´autoritarismo sulle menti dei giovani alunni. Il tentativo riesce fin troppo bene, ma la situazione sfugge di mano al professore…

Parlare di un film come L´onda non è semplice. E non tanto per la difficoltà  di interpretazione della pellicola, quanto per la differenza, non abissale ma in ogni caso evidente, fra le intenzioni degli autori, la loro realizzazione filmica e l´emozione che suscita la visione.
Il film è tratto dall´omonimo romanzo del tedesco Morton Ruhe, un classico della letteratura per ragazzi in Germania, che ripercorre in chiave fiction gli esiti di un noto esperimento svolto nel 1967 a Palo Alto dal giovane professore Ron Jones. L´idea centrale è la facilità  con cui potrebbero riproporsi un autoritarismo sordo, un razzismo strisciante e una fedeltà  cieca a un capo assoluto anche al giorno d´oggi, in un microcosmo sociale in cui ognuno può riconoscersi, né troppo borghese né troppo proletario; e questo nonostante siano ben noti gli effetti devastanti del nazismo (e lo spostamento della vicenda in Germania rende il tutto ancora più inquietante). Le nobili intenzioni degli autori si sciolgono però lentamente in una regia abbastanza didascalica, che si permette solo due notevoli trovate (l´inizio con la presentazione dei personaggi, in primis il professore, e la scena notturna nella scuola, piccolo capolavoro di suspence senza sorpresa finale) e per il resto è del tutto al servizio di una vicenda più forte delle capacità  stilistiche del regista. La sceneggiatura risolleva il tutto, calibrata e praticamente senza sbavature, attenta al dosaggio degli ingredienti mentre i personaggi si trasformano in piccole SS e capace di sottolineare gli aspetti medi della vicenda, senza giungere a paradossali estremismi che avrebbero influito sulla percezione oggettiva della realtà  da parte dello spettatore. Ma non basterebbe per spiegare l´interesse che sta sollevando in tutto il mondo il film, il premio al Torino Film Festival, il passaggio al Sundance. E´ un fatto che si resta incollati allo schermo a vedere atteggiamenti che sappiamo sbagliati e forieri di pericoli quasi mortali, ma anche del tutto “logici” (attenzione alle virgolette, ovviamente). L´emarginazione della compagna che rifiuta di adeguarsi alle regole della classe, la minimizzazione di quanto sta accadendo da parte dei più smaliziati fra i ragazzi coinvolti, la classificazione degli episodi, via via più disgustosi, come bravate fra giovani adolescenti trovano una spiegazione razionale che il nostro cuore non vuole accettare solo perché sappiamo, dentro di noi, come andrà  a finire; ma nello stesso tempo ci chiediamo quante volte ci è capitato di comportarci, inconsapevolmente, nello stesso modo, e quale gradino abbiamo salito verso la nullità  esistenziale dell´autoritarismo più bieco senza essercene resi conto. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, verrebbe da dire alle anime belle che vedranno il film e penseranno “noi no!”. E questa è la forza esplosiva di questo lavoro, che è capace di scavare come una goccia dopo l´altra nelle certezze conquistate in anni di democrazia dal mondo occidentale. Se aggiungiamo, come sotto-tema dominante, il ruolo dell´insegnante come mentore o guida spirituale di gruppi di giovani menti da plasmare, allora la pellicola diventa davvero un piccolo caso culturale, da far proiettare in ogni scuola, con annesso dibattito.
Grazie all´emozione che sa fornire, e nonostante l´ovvietà  della confezione, lo consigliamo vivamente a tutti. Soprattutto a chi crede di essere un profondo democratico.

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