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Religiolus

Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 12-02-2009

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religiolus ReligiolusBill Maher, per quanto sconosciuto da noi, è un comico-cabarettista statunitense talmente conosciuto in patria da far sì che il suo show sia tra i più seguiti, dietro soltanto a quelli di David Letterman e Jay Leno. Autore anche di film-inchiesta dal piglio comico, questa volta Maher se la prende con la religione e le sue verità  rivelate, con tutti coloro che più un dogma è inverosimile e più ci credono, con tutti quei “mercanti del tempio” capaci di far girare cifre da capogiro attorno al business del credo, con tutti quei signori, infine, che in Suo nome (qualsiasi sia il Suo nome) mobilitano masse oceaniche pronte a scagliarsi in guerre sante e crociate d´altri tempi. Ovviamente lo fa con dialettica, spirito e sagacia di chi, ebreo, è cresciuto secondo i precetti del cristianesimo e ha appreso ad andare a confessarsi portandosi dietro l´avvocato (tranquilli, è soltanto una delle tante battute), per cui se rimpiangete di essere stati battezzati ma quegli accidenti dei vostri genitori proprio non potevano farne a meno, se siete di quelli che l´ultima volta che vi siete confessati è stato giusto prima di prendere la cresima, se pensate che prima di sposarvi in chiesa preferireste passeggiare su un tappeto di tizzoni ardenti, allora questo è il film che fa per voi…

Con la speranza che faccia anche per chi invece ci crede, o almeno serva ad aprire loro gli occhi sulla pericolosità  di far gestire le questioni terrene a chi si nasconde dietro ideologie fideistiche e, subdolamente o in maniera flagrante, disconosce e spegne a secchiate di cieca obbedienza quel lume della ragione che le giovani generazioni, sempre più disorientate e in cerca di facili risposte, sicuramente non sanno nemmeno più che cosa sia; che serva a evidenziare come la protervia di queste persone sia la prima a gettarsi addosso il ridicolo, prima ancora dell´umorismo di Maher (vedere la faccia del governatore dell´Arkansas… e, per inciso, ma quanti sono ancora i capi di stato e religiosi che non credono ancora nell´evoluzionismo?); che serva a ricordare come, da Galileo in poi, è alla cultura del dubbio metodico che dobbiamo il mondo in cui viviamo, un mondo in cui, fuor di metafora, la scienza ha lavorato per il progresso e le guide spirituali e politiche hanno usato le sue scoperte per il regresso.

Partendo dalla sua terra natale e dal bailamme di sette e credi religiosi degli Stati Uniti (paese nato dai principi laici dell´Illuminismo e ora, contraddittoriamente, terra mistica per eccellenza), Maher parte alla spassosa disamina delle posizioni di questi “signori della fede”, parla con redivive personificazioni del Secondo Avvento e ministri di religioni fai-da-te e poi, passo passo, arriva a coinvolgere anche le altre religioni canoniche: l´ebraica, la cattolica e l´islamica e, ragazzi, possiamo assicurarvi che non si salva nessuno. La sua posizione è evidente, come si può capire dalla locandina del film che ritrae le tre proverbiali scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano con i tipici copricapi delle religioni ebraica, cattolica e mussulmana (inutile sottolineare lo scandalo originatosi nel nostro paese e non solo). Il sonno della ragione genera mostri e, con il crollo dell´utopia comunista che nel Novecento ha significato per molti dannati della Terra l´unica alternativa possibile al colonialismo occidentale, il rigurgito religioso che segna questo inizio di ventunesimo secolo e la contrapposizione di schieramenti che si riconoscono sempre più sulle diversità  religiose strumentalizzando i fedeli, sono un pericolo ben presente che non si può ignorare.

Se diciamo che il regista è Larry Charles, lo stesso di Borat, il “documentario” comico con Sacha Baron Cohen, è evidente che, nonostante l´argomento serissimo, si ride e anche parecchio, anche se trattasi di quella reazione in cui si ride per non piangere. E con Maher siamo a metà  tra l´irriverente parodia del finto kazako e il cronachismo d´assalto di Michael Moore. Peccato che, nel finale, come succede spesso anche all´autore di Fahrenheit 9/11, Maher parta con un pistolotto per evidenziare la sua tesi di quanto sia pericolosa la restaurazione del potere temporale, trasformandosi egli stesso in un profeta di sventure e un persuasore di menti. Comunque un paio di considerazioni possiamo trarle, dopo aver visto il film di Maher. Se il comico è riuscito a entrare nei luoghi sacri delle maggiori religioni mondiali (anche quelle più intransigenti) e ne è uscito vivo e vegeto, senza fatwa pendenti sul capo e con le ossa intere (vedere certe occhiate scoccategli da personaggi che hanno più a che fare con Tony “Scarface” Montana che con il mondo della religione), allora significa che da qualche parte c´è ancora speranza. Comunque, dato che l´Armageddon, se ci sarà , lo dovremo quasi sicuramente a loro, il messaggio è chiaro: l´anima lasciatela pure ai preti, il cervello datelo alla scienza.

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