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Berlinale terzo giorno: La collera del mammuth gigante

Posted by Davide Verazzani | Posted in Berlino 2009 | Posted on 08-02-2009

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berlinale Berlinale terzo giorno:    La collera del mammuth giganteSe una domenica mattina vi capita di passare (così, per caso) da Potsdamer Strasse, evitate pure di entrare da Starbucks: la folla è tanta, il caffè costosissimo e pure abbastanza cattivo. Ma se proprio non potete esimervi dal trascorrere una decina di minuti nella multinazionale dei bar, almeno portatevi qualcosa da leggere e piazzatevi in vetrina: fa molto turista cool, vi sentirete parte del mood trendy del centro di Berlino e magari vi capiterà  di fare qualche simpatica conoscenza. Detto questo, un caffè è servito all´intrepido cronista per spezzare in 2 una mattinata iniziata ottimamente e terminata in malo modo.

Cominciamo dalle cose belle, per rischiarare la mente. L´esordio dell´argentino Adrian Biniez con Gigante è un zuccherino che difficilmente dimenticheremo. La delicata storia d´amore fra la guardia notturna e l´addetta alle pulizie di un centro commerciale è portasta avanti con mestiere inusitato, furba quanto basta per coinvolgere, intelligente nelle svolte narrative, emozionante nell´insistenza sui volti dei protagonisti (lui soprattutto, Horacio Camandule, che è fin d´ora il nostro candidato come miglior attore). Il silenzio in cui si svolge buona parte della vicenda ha un che di surreale, mentre location e personaggi sembrano provenire dai migliori lavori di Kaurismaki. Una commedia anti-retorica sulla capacità  di reagire ai colpi bassi della vita prendendosi dei rischi e facendo un passo per volta, che diverte ed emoziona.
Non altrettanto possiamo dire di Mammoth, il nuovo lavoro di Lukas Moodysson, che sembra purtroppo avere definitivamente perso la freschezza degli esordi (ricordiamo i notevoli Fucking Amal e Together). La vicenda narrata riguarda un miliardario creativo della web generation in trasferta a Bangkok per la firma di un contratto, la moglie chirurgo che tenta di salvare la vita a un bambino accoltellato dalla madre e la loro colf filippina in pena per i figli che lasciato nell´aricpelago per fare soldi a New York e costruire una nuova casa per la famiglia. I loro destini si incrociano in un bailamme di luoghi comuni, fra pianti in sala operatoria, telefonate oltreoceaniche, autoanalisi destabilizzanti, fino a portarci nelle strade del vizio fra le prostitute thailandesi e i ragazzini di vita di Manila. L´intento, forse, sarebbe quello di mostrare quanto è difficile trovare un senso alla vita e un ruolo sociale nel mondo che ci siamo creati. Il risultato è un gonfiore di retorica petulante e di immagini ricattatorie, sottolineate da una musica invasiva e dai gesti insensati dei protagonisti. Un film su cui non vale la pena spendere molte parole di più, se non per sottolineare che finora è stata la peggiore delusione del Festival.
Curioso, ma fin troppo espanso, il lungometraggio di Sally Potter, presentato ieri sera alla stampa. Il film mostra reiterate interviste su blue-screen riprese da un giovane filmmaker nei confronti di persone legate, in qualche modo, a un´importante azienda della moda prima di una sfilata. Se l´intento era forse quello di sbeffeggiare il bla-bla mediatico, fatto di personaggi che si nutrono delle loro stesse parole e si compiacciono della loro immagine in video, bisogna dire che al risultato avrebbe giovato una durata molto minore. Il prolungarsi delle confessioni rese davanti alla camera fissa diventa man mano prolisso e snervante, e il trucchetto di inserire in sottofondo le grida di un corteo che termina in maniera sanmguinosa fra spari e feriti sembra solo una trovata per elettrizzare una situazione altrimenti statica. Un tentativo innovativo e persino coraggioso, a voler essere indulgenti, ma gravato da un intellettualismo di fondo che lo fa somigliare allo sbadiglio snob di un finto bohemien. Da premiare, peraltro, un cast stellare; Judi Dench, Steve Buscemi, John Leguizamo, Dianne West, e soprattutto un clamoroso Jude Law en travesti hanno dato il meglio delle loro capacità  attoriali e si sono sicuramente divertiti un mondo nel recitare come se fossero a un provino. Noi, un po´ meno.

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