Mar Nero
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 27-01-2009
Tag:federico-bondi, Festival-di-Locarno, ilaria-occhini, mar-nero
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Gemma, un´anziana vedova fiorentina, si vede affidare dal figlio, che lavora a Trieste, una nuova badante rumena (Angela), dopo il licenziamento della precedente. La donna, malandata in salute e bisbetica e irosa di carattere, fa di tutto per rendere impossibile la convivenza, ma piano piano soccombe alla dolcezza di Angela, tanto da diventarne la confidente e seguirla in un viaggio di ritorno in Romania, alle foci del Danubio, alla ricerca del marito che da giorni non risponde piu´ al telefono e sembra scomparso nel nulla.
Difficile trovare un esordio altrettanto felice nel panorama italiano. Ancor più complicata è l´impresa se si pensa al fatto che la vicenda raccontata dal giovane Federico Bondi (nessuna parentela, vivaddio, con l´attuale ministro) è impregnata di un fortissimo autobiografismo: l´anziana Gemma è ricalcata quasi totalmente sulla nonna del regista, e la dolce Angela è stata in effetti la sua badante. La vicinanza umana alla vicenda non la trasforma però in un melodramma gonfio di retorica e ne sottolinea una sorta di magica archetipicità . Bondi deve certamente ringraziare la scrittura, morbida e sottotraccia senza essere sommessa, di Ugo Chiti, che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura riuscendo a rendere il realismo dei rapporti interpersonali e lo sfacelo dei rapporti familiari del mondo occidentale. Così come deve stendere il tappeto rosso a una straordinaria Ilaria Occhini, che ritorna al cinema dopo più di 30 anni (se si escludono le comparsate nei due episodi di Casa Gori del ´90 e del ´96) e sa emozionare con uno sguardo regalando i suoi guizzi teatrali con precisione certosina, e all´esordiente, almeno in Italia, Dorotheea Petre, dal viso da Madonna e la dolcezza di un angelo: il rapporto fra le due donne è uno dei punti di forza del film ed è costruito con immedesimazione profonda dalle interpreti stesse, senza mai scadere nella banalità dei gesti e delle parole.
I toni stessi scelti dal regista, delicati e sommessi, fanno dimenticare anche gli unici due difetti che si possono riscontrare nella pellicola: la sostanziale tradizionalita´ dell´impianto complessivo dell´opera e un pizzico di furberia nella decisione di ambientare la vicenda proprio a cavallo dell´ingresso della Romania nella Comunita´ Europea. Sbattendo in faccia la macchina da presa alle due splendide interpreti, Bondi costruisce un universo chiuso con piani sequenza insistiti, si concede divagazioni poetiche nella parte rumena del film e inserisce elementi metafisici (un rasoio che all´improvviso si mette a funzionare, il cammino di un uomo solo nella notte) con leggerezza e senza la pomposita´ autoriale cui spesso siamo abituati dagli esordienti. Il premio alla Occhini come miglior attrice al recente Festival di Locarno è un riconoscimento alla bontà del film e al coraggio di un produttore che ha creduto fortemente nella sua realizzazione, rischiando in proprio fino all´arrivo di un´importante co-produzione; il cinema italiano che si piange addosso da anni avrebbe molto da imparare, oltre che dalle immagini sottili del film, anche da questa vicenda produttiva.
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