Milk
Posted by Davide Verazzani | Posted in Cinema | Posted on 21-01-2009
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La vita di Harvey Milk, primo esponente della comunità gay della città di S.Francisco a diventare consigliere comunale nel 1977, viene ripercorsa fino al suo brutale assassinio, avvenuto per mano di un ex collega di partito nel novembre 1978, sulla base delle audiocassette che lui stesso incise, alcune settimane prima di morire, e in cui, impaurito per le minacce ricevute, decise di lasciare a futura memoria la testimonianza della sua passione civile.
Il nome di Harvey Milk, quasi del tutto sconosciuto nel nostro Paese, è invece un´icona importante per il movimento gay statunitense e una fonte di ispirazione per artisti e cineasti. A lui sono stati intitolati istituzioni collettive, scuole, perfino un ristorante; su di lui sono stati prodotti film e piece teatrali. Gus Van Sant vi si avvicina con il suo consueto passo da gigante, senza inibizioni né timori reverenziali, ma con una precisa idea in testa: togliergli l´aureola da paladino dei diritti civili, non ridurlo a un santino laico delle libertà costituzionali o di un movimento, per farlo diventare patrimonio di tutti e renderlo, quindi, universale. Il film che ne deriva è imbevuto di cinema classico: una storia in flashback di cui già conosciamo il finale, i rapporti tra i personaggi in primo piano, l´attenzione alla recitazione e ai campi di ripresa, un uso preciso della musica e delle scene madri; insomma, la capacità di inserire la vita di ognuno di noi all´interno della pellicola, di fare il tifo per il protagonista senza rendercelo insopportabilmente superiore, anzi sottolineandone i difetti e i lati oscuri. Milk, commerciante a capo della comunità gay, è un politico senza scrupoli, che usa per i proprio vantaggi il voto di scambio senza farsi troppi problemi di coscienza e affida a sondaggi di opinione le sue mosse politiche (che lo portarono a far approvare perfino una legge sulla pulizia degli escrementi dei cani!); ma è un uomo che non si nasconde, non fa finta di essere ciò che non è e fa della sua visibilità il perno delle sue battaglie: un politico che la gente sente come sincero, se mi si passa l´ossimoro. La capacità di Van Sant è quella di insistere su uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Milk, cioè il fatto che l´omosessualità non ha un valore etico poiché ognuno di noi potrebbe conoscere un gay (senza sapere che è tale) e stimarlo a prescindere dalle sue inclinazioni sessuali. E´ questa la pietra miliare che rende il film un gioiello imperdibile: il realismo della pellicola (ottenuto anche con l´inserimento di gustosi filmati di repertorio in cui si rivedono, fra gli altri, Carter e Reagan) è ancella di questa visione e permette a chiunque di godere di una vicenda che, sebbene dall´esito scontato, avvince e commuove; e questo avviene anche grazie alle incredibili doti mimetiche di tutti gli attori (confermate dalle foto di riferimento durante i titoli di coda) e, soprattutto, di Sean Penn, attore lontano anni luce dall´allure omosex e in grado invece di rendere, con stupefacente aderenza, le sfaccettature di Milk, gay sì ma senza sbavature ed esagerazioni. Il capolavoro è solo sfiorato, a causa di un´enfasi retorica spesso disturbante (musiche sopra le righe, dialoghi a volte poco incisivi, un finale sbagliato) che stona irrimediabilmente con la pacatezza del film; ma Van Sant passa senza patemi l´ennesimo esame, dopo i trionfi di critica (ma i flop di pubblico) dei suoi film più recenti, e si candida seriamente alla vittoria di almeno una statuetta ai prossimi Oscar.


