Imago mortis
Posted by Tullio Di Francesco | Posted in Cinema | Posted on 19-01-2009
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Bruno studia in una scuola di cinema fatiscente e piuttosto tenebrosa dedicata al maestro dell´espressionismo tedesco Friedrich Wilhelm Murnau. Ha un buon rapporto con le figure istituzionali, compreso il rettore, celebrato regista del passato ora soprannominato Caligari a causa della sua passione – manco a dirlo – per il cinema espressionista. Ha anche un buon rapporto con i compagni, dai nomi altrettanto improbabili come Ozu, Aki (forse Kurosawa?), Leilou (come la diafana protagonista del Quinto elemento?). Le cose cominciano a guastarsi quando, durante lo svolgimento di alcune prove assegnate dal corpo docenti per individuare studenti dotati di particolare talento, uno spettro appare a Bruno e lo conduce a riesumare il tanatografo, un antico strumento ideato da uno scienziato del Seicento, capace di impressionare su lastra le ultime immagini viste dagli occhi di chi si sottopone al mortale marchingegno. Aiutato nelle indagini da Arianna, compagna di cui è invaghito, Bruno scopre che le ultime vittime del tanatografo risalgono a un incidente verificatosi sul set di uno dei vecchi film di Caligari. Quando però il congegno sparisce, gli studenti della scuola iniziano a morire come mosche. L´unica via d´uscita per Bruno è rivolgersi a Ermete, l´anziano direttore della fotografia di Caligari…
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Germania, anni ’40. A Berlino splende il sole e il piccolo Bruno gioca alla guerra con i suoi amichetti. Tornando a casa viene a sapere che papà ha avuto una promozione. La mamma è orgogliosa, si farà una festa, ma poi bisogna partire, verso una nuova casa in campagna, perché papà è un soldato e ha un lavoro molto importante da fare. La casa in campagna ha l´aria triste e ci sono dei soldati che fanno paura, anche se cercano di essere gentili. Bruno vorrebbe ritrovare i suoi amici berlinesi. Dalla finestra della sua camera il piccolo intravede una strana fattoria, dove i contadini hanno un curioso pigiama a righe…